lunedì 14 ottobre 2013

Due e più parole sui 5 stelle / o del Merito

Ho discusso per qualche minuto con un collega - un tipo idealista e piuttosto incline ad abbracciare le cause dell'ecologia e dello scetticismo verso la modernità (io li chiamo "quelli della mela verde"). Costui, con un passato nel centro-sinistra, misurando le parole e dopo una tormentata circonvoluzione, mi ha chiarito che in fondo gli unici coerenti, secondo lui, e gli unici innovatori sono in effetti i 5 stelle.
E io, che dei 5 stelle ho visto tanti difetti fin dal primo giorno (sono ben elencati qui: http://www.quitthedoner.com/?p=1268), siccome mi faccio prendere dal dubbio, mi son messo a pensarci su.
La premessa prima, su cui occorre trovarsi tutti d'accordo, è che le cose siano davvero disastrose come i 5 stelle le descrivono: paese allo sfascio, di fatto in default (bellino DiFattoInDeFault), corruzione a tutti i livelli, incompetenza, ladrocinio.
La premessa seconda, su cui occorre avere un accordo di massima è che la colpa dei fatti di cui alla premessa prima sia (almeno in buona parte) della classe politica e dei partiti politici (intesi come il 5% di persone che restano dopo aver sostituito il 95% degli esponenti) che hanno ottenuto molti voti negli ultimi vent'anni.
Chi sia d'accordo su queste due premesse indubbiamente può muovere ai 5 stelle solamente obiezioni di metodo, non certo di merito. Be', mi si dirà, è poca cosa (nemmeno tanto poca dico io)
Obiezione più forte sarebbe questa: d'accordo su queste premesse, ma chi mi dice che eliminare la classe politica di cui alla premessa due, sia sufficiente a cambiare le cose?
Risponderei: ovviamente nessuno. Le due premesse implicano solo che sia necessario farlo; non dimostrano che sia anche sufficiente. Mettiamo da parte questo fatto, per ora, ché ci torna buono dopo...

Dunque ammesso che sia necessario il merito posto dai 5 stelle, soffermiamoci sul metodo.
Prima di farlo occorre analizzare uno dei corollari alla premessa seconda: "La classe politica responsabile dello sfacelo non ammette in alcuna maniera tale responsabilità; tende ad attribuirla a terzi. Si considera, in malafede (o in buonafede, non fa differenza, vedi dopo), estranea agli errori e pertanto non ritiene necessario ritirarsi in buon ordine. Preferisce invece mantenere il proprio potere e i vantaggi economici connessi"
Io credo che questo corollario non possa essere rifiutato da quanti ammettono la premessa prima e seconda. Se infatti la classe politica si considerasse responsabile dei danni prodotti dovrebbe dar segno di responsabilità e lasciare la scena, i partiti dovrebbero sciogliersi e rifondarsi (e questo in parte succede senonché quando cambiano i partiti lo si fa per non cambiare gli uomini, vedi pdl, e quando si cambiano in parte gli uomini lo si fa per non cambiare la struttura dei partiti, vedi pd). Invece questo non accade, se non in modo parzialissimo e poco trasparente. Mi si dirà: perché un politico fallimentare dovrebbe lasciare? Da cosa gli deriva tale dovere? Rispondo: perché è intrinseco al meccanismo democratico che chi fallisce lasci o non venga riconfermato. La democrazia si basa, o dovrebbe basarsi, sulla valutazione dell'operato molto più che sul fascino o sul carisma del nuovo.

Un'altra obiezione è questa: può darsi che la classe politica attuale si consideri responsabile dei danni prodotti, ma decida (in buonafede, vedi sopra) di non lasciare; non tanto per mantenere i vantaggi economici annessi al potere ma per cercare di rimediare ai danni prodotti. Questo problema mi pare irrisolvibile: le private intenzioni sono troppo numerose e aleatorie per entrare con qualche legittimità in un dibattito politico... [continuo nel prossimo post]        

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