mercoledì 23 ottobre 2013

"Effetto peste"

Ieri parlando con un collega sessantenne e poi come relatore di fronte a un'assemblea folta di altrettanto attempati, mi sono reso conto di una cosa: una delle cause dello sfascio italiano è l'"Effetto Peste". Nel Decamerone un gruppetto di giovani fiorentini si rifugia fuori città per sfuggire la peste. In vista della prossima dipartita i giovani si raccontano storie, si danno alla crapula e al divertimento.
Bene, in Italia oggi succede qualcosa di abbastanza simile, pur con rilevanti differenze. La somiglianza sta nel fatto che molti sessantenni (non tutti - è importante ricordarlo) affrontano il presente e il futuro in un'ottica pestilenziale:
"Cosa mi importa di inquinare il paese? fra qualche anno sarò morto, ci penserà chi viene...."
"Quasi quasi, con quello che ho accumulato mi licenzio ora, coi risparmi campo quei sei-sette anni finché non ho diritto alla pensione e che il mondo vada a rotoli..."
Ogni legge mirata a una migliore convivenza civile, a un miglior sistema sanitario, a un maggior rispetto dell'ambiente, a una maggiore equità generazionale è guardata con sospetto, irritazione o indifferenza.
Dagli anziani di destra ogni investimento o progetto di medio-lungo termine è vissuto come assurdo, stupido, illiberale e bollato come costruttivista, statalista, falsoprogressista.
Dagli anziani di sinistra analoghe azioni sono bollate come furbesche, interessate o guardate con sobrio paternalismo disinteressato, in realtà ostile; ancor peggio spesso son viste come idee capitalistiche, sfruttatrici, moderniste e inique.
In Italia il 33% della popolazione ha più di 55 anni. In gran parte si tratta di individui scarsamente interessati a ciò che avverrà fra 20 anni ma che in ogni caso non ha intenzione di investire energie, attenzione, tempo, coraggio in progetti di tale fatta. Che è disposta tutt'al più a barattare un po' di queste cose con progetti a 12-24 mesi, a farla lunga. Ecco la ragione dello sfascio italiano.

Un'altra modesta proposta, a tale riguardo, sarebbe quella di cambiare il meccanismo di voto: una testa un voto andava bene in società giovani e calde; in società vecchie e fredde non va più bene. Io propongo quindi di pesare diversamente i voti:

individuo 18-25 anni:                   il voto vale 1,25
individuo 26-45 anni:                   il voto vale 1
per ogni figlio minorenne:             il voto vale +0,5
individuo 46-59 anni:                   il voto vale 0,85
individuo >= 60 anni:                   il voto vale 0,65

Basterebbe creare schede di voto per ciascuna tipologia e consegnare quelle corrette al votante nel momento in cui questi si presenta al seggio.
Proposte di voto demografico (soprattutto in riferimento ai figli minorenni) sono già state formulate (vedi Demeny voting). Si veda per esempio: http://lettura.corriere.it/debates/non-e-giusto-che-tutti-i-voti-siano-uguali/
In generale l'idea che i minorenni non possano votare, né conti qualcosa di più il voto di chi deve preoccuparsi di loro, mi sembra un'aberrazione. In Italia la situazione è ancora più squilibrata se pensiamo che moltissima forza lavoro con meno di 45 anni è straniera e priva di diritto di voto. In tali condizioni gli se escludiamo i minori (18% della popolazione) e gli stranieri, gli ultracinquantacinquenni potrebbero essere, a spanne, il 50% dei votanti.

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