martedì 29 ottobre 2013

Prima di Grillo, scrivevo su Berlusconi: "e gli italiani scelsero il caos"

'Mi affascina, lo ammetto, l'interrogarsi dei media stranieri sulla situazione politica italiana. Gli aggettivi si sprecano, in pura tradizione anglosassone: grottesco, surreale, patetico, incredibile, pittoresco, sbalorditivo, incomprensibile eccetera. A guardarla con un po' di gelo, la situazione italiana non è poi così incomprensibile. Tuttavia è alquanto singolare. Abbiamo due schieramenti: l'ordine e il caos. Nessun paese li ha. Quasi tutti i paesi hanno o due schieramenti dell'ordine (Germania, Gran Bretagna e altri) o due schieramenti del caos (nordafrica, Iran, centroamerica, ucraina, caucaso); gli USA, con i Tea Party potrebbero avere uno schieramento del caos, ma per il momento hanno due schieramenti dell'ordine. 
Che cos'è uno schieramento dell'ordine? E' un partito ordinato, con tutte le sue belle file, le sue gavette di partito, la gente che si iscrive al liceo e incolla manifesti o prepara volantini, poi dirige la sezione giovanile, poi entra in qualche ente/sindacato o in qualche comune o provincia e poi in regione o in parlamento e così via. In Italia sono così il PD e, in parte, la Lega. 
Un partito del caos è un partito dagli esiti al tempo stesso rivoluzionari e imprevedibili. Può essere guidato da uno solo (come in Italia il pdl) o da un gruppo in cerca di leader (un po' come il tea party americano). Nel partito del caos la carriera politica è arbitraria/casuale; la gavetta non serve a niente e non ha alcun valore perché i sostenitori del partito del caos sono rivoluzionari in fondo all'animo, vogliono che una o pochissime persone estirpino tutte le categorie, le articolazioni e gli ordinati privilegi che sembra loro di scorgere nei partiti dell'ordine. E, cosa più importante, non guardano ai metodi: ogni mezzo è buono per distruggere l'ordine, come vuole, appunto, il caos. Ma gli amici del caos sono anche imprevedibili perché guidati dalla volontà di uno solo (che per definizione è imprevedibile) oppure perché ondivaghi, facili al cambiamento nei metodi, sebbene indefettibili nel mirare a distruggere. Il distruttore, il paladino del caos, può servirsi di qualunque mezzo. Chi vuol far carriera nel caos dev'essere solo vicino al distruttore e assecondarne lo slancio distruttivo. Per il resto essi non contano, contano meno di nulla; guadagnano importanza se diventano essi stessi mezzi di distruzione (come le veline promosse a ministre e deputate): cancri devastati del valore e del funzionamento delle istituzioni. 
 Votando Berlusconi gli italiani hanno, con cognizione di causa, scelto il caos. La riprova? I conservatori che l'han votato non sono (perlopiù) affatto sconcertati dall'immoralità del nostro. Perché? Ma è ovvio, perché quell'immoralità fa parte del caos che essi hanno votato. L'hanno votato per quello: perché portasse scompiglio, criticasse i poteri dello Stato, facesse il gradasso con chiunque occupi ordinate posizioni di prestigio socio-economico, lentamente guadagnate, sudate oppure attese in fila o ancora ordinatamente ereditate ma comunque consolidate, autorevoli, paludate. 
In Berlusconi voleva esservi la vera rivalsa di chi non ha avuto voglia di studiare, o di chi non ha potuto farlo, di chi ha passato tanti guai economici inframezzati da rari successi, di quanti vedono nello stato di diritto una grande truffa ai propri danni. Berlusconi non deve fare nient'altro che portare scompiglio, che sputare sulle istituzioni, pisciare sullo stato, cagare in testa ai parrucconi. Se lo fa i suoi elettori lo amano e lo premiano. Forse alcuni speravano che Berlusconi decostruisse i privilegi con leggi opportune che scardinassero il potere e l'ordine di intere caste, che sbaragliasse il cartame dei boiardi di stato. Ma è ormai evidente che egli non vuole o non ha tempo di farlo. Preferisce spaccare tutto a calci: dove non arriva l'intelletto può arrivare il braccio, la stupidità. E tant'è: agli elettori va bene lo stesso, basta che il colpo vada a segno. Per questo egli fa quel che fa. Se non lo facesse deluderebbe i sostenitori del caos. Domanda: come se ne esce? Ci sono due modi: o tutti i partiti si danno al caos o tutti si danno all'ordine. A oggi la prima ipotesi è plausibile ma poco auspicabile, la seconda auspicabile ma poco plausibile. Ecco tutto, cari stranieri."'

[gennaio 2011, cit. da "BastaBerlusconi"]
Bene, il Movimento 5 stelle deve ancora decidere se appartenere al caos o all'ordine. Finora è stato del caos, e nel caos ha senso... diventerà dell'ordine?

Nessun commento:

Posta un commento

Determinismo e videogiochi

Il videogioco di strategia politico/militare, Civilization per esempio, è un buon esempio di incompletezza degli insiemi. Il videogioco str...