Passa ai contenuti principali

Ancora sul fisco: perché gli sgravi anziché i tagli delle aliquote irpef?

Una delle perversioni maggiori del superfisco europeo e italiano in particolare è la pratica dello sgravio: deduzioni e detrazioni.
Un governo "illuminato" decide di restituire soldi ai lavoratori ipertassati? Si inventa un nuovo sgravio fiscale! Aumenta una detrazione, incrementa il limite massimo di deduzione di una certa operazione; mette in deduzione altre spese. Incrementa il "bonus" figli, elettrodomestici, ristrutturazioni, impianti fotovoltaici e via discorrendo.
Ma perché, dico io, non decide semplicemente di tagliare le imposte? Ridurre una di quelle percentuali irpef il cui destino manifesto è sempre e da sempre quello di potere solamente salire?
Il taglio dell'imposta sarebbe più equo dell'aumento degli sgravi, più costituzionalmente onesto: la legge uguale per tutti: per chi ha figli e per chi non ne ha, per chi vuole ristrutturare e per chi ha già ristrutturato, per chi cambia l'auto oggi e per chi lo farà fra due anni. Invece con gli sgravi l'uguaglianza garantitaci dalla costituzione riguarda il sesso, la religione, l'idea politica, la nascita, ecc. ecc.. ma non la scelta di comprarsi un'auto o meno, di fare o meno figli, di ristrutturare o non farlo... chi non rientra in una certa categoria, largamente dipendente dal momento e dal caso, è punito dal fisco rispetto a chi vi rientra... questo è profondamente anticostituzionale. Tutti gli sgravi fiscali ad hoc sono anticostituzionali, nella loro essenza profonda.

E io ce l'ho un'dea sul perché lo sgravio è preferito al taglio delle imposte... perché non toglie potere allo Stato e ai suoi decisori. Con lo sgravio la massa di risorse in gestione ai pubblici decisori rimane invariata, o addirittura aumenta quando  per consentire lo sgravio è necessario "reperire risorse" su altri fronti (come nel caso del recente aumento della tassazione sulle rendite per aumentare le detrazioni Irpef ai lavoratori dipendenti).
Fino a che la massa di risorse destinate allo stato non inizierà a diminuire, non arriverà alcuna ripresa economica in questo paese...

Commenti

Post popolari in questo blog

Sul cosiddetto "reddito di cittadinanza"

Il cosiddetto "reddito di cittadinanza" è in realtà un molto più prosaico "sussidio", o "assegno sociale". Ma è significativo che i suoi fautori lo chiamino proprio così: "reddito di cittadinanza".

Il "reddito", in primo luogo, è "l'utile che deriva dall'esercizio di un mestiere", scrive la Treccani. Solo secondariamente la parola "reddito" è associabile a una "rendita", come può essere una pensione, la quale va a formare in effetti il "reddito" annuale di un pensionato.
Nel campo semantico del "reddito", come pure nella "rendita", sono impliciti il "ritornare" e il "rendere", termini che implicano necessariamente lo scambio, ben evidenziato dal prefisso "ri-/re-". "Rendere" non è solo "dare", è dare poiché si è avuto o anche, per il recipiente, avere per aver in precedenza dato. In quest'ultimo senso una pensione è…

Una Lega sballata

Oh, un sovranista non deve mica credere alle boiate che racconta. Orban mica ci crede; gli servono per ottenere consenso e fare dell'altro. Ma questo Salvini l'ha capito?

La Lega cresce nei sondaggi. La Lega cavalca i temi del momento: sicurezza, immigrazione, sovranità. Il suo leader, Salvini, macina consensi e simpatie: ha sempre la battuta pronta. Smonta gli avversari, sa farsi vittima innocente in qualunque contrasto (ha un vero genio per l'autocommiserazione). E il M5S insegue, arranca, abbozza.

Ma sarà proprio così?

Sì la Lega ha visto crescere il suo consenso... ma per farne cosa? In economia e diplomazia quasi nulla. In pratica per portare avanti molte iniziative populiste del tutto simili a quelle del Movimento 5 stelle; se non direttamente quelle del movimento: quota 100, la flat tax a livello di proposta e poco altro. Per il resto Salvini sembra interessarsi solo a immigrazione e castrazione: alquanto sintomatico! Fa sul serio, capite, quando se la prende con gl…

Cosa chiede Greta

Se cambiano realmente le priorità collettive, l'intera organizzazione della società deve cambiare. Se al centro dei fini - quindi nel centro della focalizzazione etica - non c'è più l'individuo con i sui diritti, bensì l'ambiente con ogni forma di vita terrestre, le leggi non possono che cambiare.
Facciamo un esempio: le strisce pedonali. La precedenza concessa a chi attraversa sulle strisce risponde al principio di favorire l'individuo debole contro l'individuo più forte, a bordo del mezzo motorizzato. Rispondono blandamente anche a un'esigenza ecologica: favorire i pedoni sugli altri. Ma consideriamo un autobus pieno di gente costretto a rallentare e fermarsi per far passare un singolo pedone sulle strisce. Tale situazione prefigura uno spreco energetico e un maggiore inquinamento, dovuti alla frenata del mezzo e alla sua accelerazione del tutto evitabili se l'autobus avesse potuto continuare la sua corsa. Ecco che il codice della strada andrebbe camb…