Passa ai contenuti principali

Riforma e consenso

Secondo una credenza radicata - al punto che raramente qualcuno la enuncia - riformare un sistema significa perdere consensi.
Riformare la pubblica amministrazione, in un paese come l'Italia, significa perdere consensi; riformare i rapporti fra settore pubblico e piccola impresa significa perdere consensi.

Eppure la realtà potrebbe essere molto diversa. Proviamo a ipotizzare qualcosa di diverso per controinduzione:
per non distruggere consensi ogni riforma dovrebbe consegnare ad alcuni soggetti il valore aggiunto sottratto ad altri. In altre parole ogni riforma dovrebbe riuscire a trasformare, spostare i consensi, dai puniti ai premiati.
Per esempio: un taglio consistente della spesa pubblica (= perdita di consensi) dovrebbe essere realizzato contestualmente a un taglio corposo delle tasse (=creazione di consensi). Un problema può sorgere nel passaggio dalla prima fase alla seconda. E' in questo passaggio che gli alfieri della conservazione cercano di gettare la fantomatica chiave inglese che distrugge il motore.
Già di per se lo spostamento di ricchezza produce una diminuzione della ricchezza spostata (parte rimane sullo strumento usato per spostarla, come una macchia d'unto). Ma soprattutto se i conservatori riescono a fermare il procedimento nella fase di distruzione del consenso, possono annientare l'agente del cambiamento, portando a zero il suo consenso e ristabilendo quindi, di lì a poco lo status quo ante quem.
Ne consegue che ogni governo dovrebbe prima di tutto creare un vasto consenso (taglio delle tasse) e quindi, inevitabilmente passare alla fase distruttiva (taglio delle spese). In tal modo costringerebbe le parti intermedie ad assecondare il cambiamento, pena il naufragio generale.

Commenti

Post popolari in questo blog

Sul cosiddetto "reddito di cittadinanza"

Il cosiddetto "reddito di cittadinanza" è in realtà un molto più prosaico "sussidio", o "assegno sociale". Ma è significativo che i suoi fautori lo chiamino proprio così: "reddito di cittadinanza".

Il "reddito", in primo luogo, è "l'utile che deriva dall'esercizio di un mestiere", scrive la Treccani. Solo secondariamente la parola "reddito" è associabile a una "rendita", come può essere una pensione, la quale va a formare in effetti il "reddito" annuale di un pensionato.
Nel campo semantico del "reddito", come pure nella "rendita", sono impliciti il "ritornare" e il "rendere", termini che implicano necessariamente lo scambio, ben evidenziato dal prefisso "ri-/re-". "Rendere" non è solo "dare", è dare poiché si è avuto o anche, per il recipiente, avere per aver in precedenza dato. In quest'ultimo senso una pensione è…

Un gioco troppo facile

Non si è riflettuto abbastanza, a mio parere, sulle conseguenze economiche della completa digitalizzazione della pubblica amministrazione. Soprattutto nei paesi, come l'Italia, che interpretano la digitalizzazione soprattutto come un sistema di controllo sui comportamenti illegali/da correggere.

Già ora viviamo in una sorta di sistema "implicativo" o "allegante": per tutta una serie di beni, ogni volta che li acquistiamo acquistiamo in realtà il primo anello di una "catena". Crediamo di acquistare solo il bene economico in se, in realtà compriamo tutta una filiera. E non si tratta della filiera che ha prodotto il bene in questione, ma di una filiera "futura";
per esempio compriamo un'auto e ci accolliamo la catena di bolli, revisioni, assicurazioni, service, manutenzioni etc.
compriamo una casa e ci accolliamo, tasse, bollette etc.
compriamo una televisione e ci accolliamo gli abbonamenti pubblici e privati
compriamo una caldaia e ci acc…

Corrotti e corruttori del popolo

L'ascesa al potere del movimento cinque stelle (M5S) avvenne in larga misura sull'onda della denuncia del fenomeno corruttivo nella cosa pubblica, conclamato e virulento in alcuni settori dello stato, endemico in altri, ma comunque onnipresente. Il M5S intese corruzione morale prima ancora che materiale e fu proprio questo a portare voti. Corruzione morale perché nel mirino dei sedicenti moralizzatori c'erano non solo i casi di corruzione vera e propria (tangenti, conflitti di interesse palesi, truffe allo Stato, ecc.), ma la condotta stessa dei rappresentanti politici e dei loro accoliti di potere, descritti dal movimento come privilegiati senza merito, fannulloni strapagati, raccomandati cronici e poltronisti.
L'insieme della corruzione morale e materiale - sostennero giustamente gli ideologi del movimento - avviene a spese del popolo pagante e arrabbiato. E pazienza se, in epoche di vacche grasse e benessere diffuso, i corrotti prosperavano. Ma ora che le vacche son…