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Il problema del pubblico impiego in Italia? la "comfort zone"

"Per “comfort zone” s’intende uno stato in cui la persona opera in condizioni 'neutrali e di non-ansietà' che la portano ad intraprendere un limitato numero di azioni e, di conseguenza, a fornire un costante livello di performance senza assumersi alcun rischio. Meno tecnicamente, una persona si ritrova all’interno della CZ quando si sente non motivato, distratto e mai messo davvero alla prova.", citato da: https://www.linkedin.com/pulse/spingere-i-talenti-fuori-dalla-loro-comfort-zone-landini

La comfort zone è il problema principale di una particolare categoria di dipendenti pubblici italiani: i professori universitari (n.b.: "professori", non "docenti"). Se qualcuno si prendesse la briga di analizzare il numero e la qualità della produzione accademica degli ordinari italiani, e di porre i dati raccolti in un grafico, noterebbe certamente che tale produzione appare sostenuta fino al momento in cui l'ordinariato è raggiunto per poi crollare impietosamente a livello quasi zero. Questo è vero sia per i docenti che arrivano in cattedra a trent'anni, che per quelli che vi arrivano a sessanta. 
L'ordinariato è quindi una Comfort Zone...

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