Passa ai contenuti principali

Su Isis, il tempio di Baal e il futuro

Isis rade al suolo il tempio di Baal a Palmira. Noi occidentali della middle class non lo ammireremo mai, se non in foto, poveri noi, derubati di un così prezioso e utile svago (svaghi ne restano pur sempre molti, sono il nostro pane). Sbigottimento, indignazione, strazio, pena e rabbia si sprecano. Si resta senza parole (una condizione sempre più comune oggigiorno).
Eppure, sebbene io non approvi la barbarie di cui Isis è intrisa, non posso esimermi dal pensare che... o meglio una parte di me, che non mi è mai riuscito di zittire, rileva che... c'è della purezza, c'è perfino dell'arte in questa faccenda della distruzione dei musei archeologici e delle rovine eccetera, eccetera. C'è una forte affermazione identitaria, così forte da spiegare, oltre la sorpresa e l'incredulità, perché tanti giovani accorrano ad arruolarsi "con" o "contro" l'Isis.
La generazione dei figli ha sempre inteso rovesciare quella dei padri. In qualche modo è la sua missione, sebbene in paesi come il mio sia una faccenda ormai dimenticata.
Anche l'artista e l'artigiano sanno bene che la creazione fluisce copiosa nei rari momenti in cui è concesso ignorare - e pertanto sovvertire e distruggere - le opere già create. Il proiettarsi nella creazione, che non sia rifacimento e copia, proviene dalla cancellazione del consolidato; nel caso più comune dalla dimenticanza del consolidato, che raramente si concreta nella distruzione dello stesso, ma che può includerla.
Siamo agli antipodi della nostra civiltà europea, italiana in particolare ma anche tedesca o russa o inglese, siamo al rifiuto dell'accumulazione e del culto degli avi. Alla pura e semplice affermazione dell'io, con tutto il corredo di sangue e muscoli dei ventenni. Il fatto che agli antipodi vi sia tanta barbarie dovrebbe suggerirci che anche qui, agli antipodi degli antipodi, la barbarie contraria abbia raggiunto livelli insostenibili, penosi e strazianti, eccetera.
Si noti al proposito come il progressivo sfacelo di Pompei e di molti musei nazionali avvenga agli antipodi di Isis ma trascini, sia pur lentamente, al medesimo risultato... in fin dei conti purificatorio.

Commenti

Post popolari in questo blog

Sul cosiddetto "reddito di cittadinanza"

Il cosiddetto "reddito di cittadinanza" è in realtà un molto più prosaico "sussidio", o "assegno sociale". Ma è significativo che i suoi fautori lo chiamino proprio così: "reddito di cittadinanza".

Il "reddito", in primo luogo, è "l'utile che deriva dall'esercizio di un mestiere", scrive la Treccani. Solo secondariamente la parola "reddito" è associabile a una "rendita", come può essere una pensione, la quale va a formare in effetti il "reddito" annuale di un pensionato.
Nel campo semantico del "reddito", come pure nella "rendita", sono impliciti il "ritornare" e il "rendere", termini che implicano necessariamente lo scambio, ben evidenziato dal prefisso "ri-/re-". "Rendere" non è solo "dare", è dare poiché si è avuto o anche, per il recipiente, avere per aver in precedenza dato. In quest'ultimo senso una pensione è…

Cosa chiede Greta

Se cambiano realmente le priorità collettive, l'intera organizzazione della società deve cambiare. Se al centro dei fini - quindi nel centro della focalizzazione etica - non c'è più l'individuo con i sui diritti, bensì l'ambiente con ogni forma di vita terrestre, le leggi non possono che cambiare.
Facciamo un esempio: le strisce pedonali. La precedenza concessa a chi attraversa sulle strisce risponde al principio di favorire l'individuo debole contro l'individuo più forte, a bordo del mezzo motorizzato. Rispondono blandamente anche a un'esigenza ecologica: favorire i pedoni sugli altri. Ma consideriamo un autobus pieno di gente costretto a rallentare e fermarsi per far passare un singolo pedone sulle strisce. Tale situazione prefigura uno spreco energetico e un maggiore inquinamento, dovuti alla frenata del mezzo e alla sua accelerazione del tutto evitabili se l'autobus avesse potuto continuare la sua corsa. Ecco che il codice della strada andrebbe camb…

L'equivoco sulla cultura

L'equivoco sulla cultura è solo un aspetto, forse più evidente di altri, di un equivoco generale che consiste nel far coincidere quel che esiste, e che è sempre stato fatto, con il Bene.
Ma andiamo con ordine.
Nel gennaio scorso ho visitato il Museo Egizio di Torino, erano i primissimi giorni dell'anno. Il museo è stato ristrutturato e ripensato pochi anni fa. Il direttore, nell'audio-guida, spiega che si è deciso di dare inizio al percorso museale focalizzandosi sulla storia del museo, esponendo la biografia e le immagini dei fondatori, i primi pezzi della raccolta - cioè i pezzi accumulati per primi e i pezzi concettualmente fondativi. S'è perfino tentato, usando qualche armadietto ottocentesco, di creare una stanza del primigenio museo, un misto fra laboratorio d'antiquariato e caffè con antichità esotiche.Questa scelta dà un messaggio importante: la soglia d'entrata conta; il contesto è essenziale. La scelta è voluta e consapevole.

Negli stessi giorni, il m…