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Religione e tecnologia

Ho avuto un'interessante discussione, qualche sera fa, con un conoscente canadese. Il canadese, sulla sessantina, un wasp misurato, timido, poeta dilettante, cultore dell'archeologia e per la prima volta in viaggio turistico in Italia, si chiedeva a cena perché mai le passate generazioni investissero tante energie, denaro e tempo nella costruzione di immense cattedrali e duomi carichi di opere d'arte, anch'esse laboriosissime e apparentemente fini a se stesse.

Sono intervenuto, pieno di ispirazione, sostenendo che non c'è differenza fra la temperie religiosa del passato e quanto avviene oggi con la tecnologia. Non esistono prove scientifiche o fatti razionali che dimostrino inconfutabilmente che la tecnologia migliora la vita delle persone o la rende più bella. Esattamente come non esistevano prove scientifiche e razionali relativamente alla vita oltre la morte o all'esistenza di un'entità suprema e perfetta chiamata Dio. Di più, così come i nostri antenati trascorrevano ore in preghiera solitaria o di gruppo, così i nostri contemporanei trascorrono ore davanti ai monitor, giocando a videogame e solitari o scrivendosi con altri, in atteggiamento fisico raccolto sul se in tutto simile a quello dell'orante. Ed esattamente come i nostri antenati investivano lavoro e risorse - sotto forma di offerte - in oggetti belli per le chiese e nelle slanciate architetture gotiche o in quelle solide del romanico, entrambe capaci di elevare lo spirito, allo stesso modo noi investiamo indirettamente lavoro e denaro sempre nel design di una certa automobile o di un telefono o di un divano, versando il nostro obolo alle imprese che progettano e costruiscono questi oggetti.
Peraltro è identico il tentativo totalizzante della tecnologia, come della religione nel passato: l'ambizione a entrare in ogni ambito, in ogni spiraglio della vita privata, in ogni meccanismo decisionale, fino al modo stesso di concepire la propria esistenza terrena. Senza trascurare che la tecnologia si presenta oggi quale instrumentum regni non meno di quanto facesse la religione.
La tecnologia mira a coniugare la vita pratica - il lavoro, la creatività- con la fede nella tecnologia stessa; non diversamente faceva la religione quando con il suono dei campanili, i digiuni e le feste comandate regolava gli orari di lavoro, quando con i riti e le preghiere al cielo cercava di influenzare il clima, la fertilità del terreno o della famiglia.

Gli spiegavo tutto questo nel mio inglese zoppicante, cercando di non sembrare matto ma anche con la pretesa di di on spacciare idee troppo ordinarie. Gli chiedevo che cosa fosse cambiato da allora. Ho ripensato durante la notte alla mia tesi, convincendomene sempre più.

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