venerdì 15 giugno 2018

Primo triumvirato Conte-DiMaio-Salvini

L'attuale governo italiano è un'anomalia di cui fatico a rintracciare un corrispettivo contemporaneo o passato. Un primo ministro senza alcuna rilevanza politica affiancato da due capipopolo. La cosa più simile che mi sovviene è un triumvirato, come Augusto, Antonio e Lepido.
Di Conte mi chiedo: in forza di che cosa si presta a questo ruolo? Con quale faccia tosta? Può una che non compete e non sfila con le altre diventare miss Italia? Può uno che non compra nemmeno il biglietto della lotteria vincere il primo premio? Quale genere di burocrazia perversa può consentire l'ascesa al potere di chi non ha rischiato assolutamente nulla? 

La partecipazione politica significa prima di tutto metterci la faccia. La differenza fra una democrazia e un governo militare sudamericano è che il capo del governo sudamericano non l'ha mai visto nessuno e nessuno lo conosceva, prima del colpo di stato. E' un anonimo generale dell'esercito. Il giorno dopo è il "presidente". In democrazia, viceversa, esiste la candidatura, il farsi pubblico di un privato; il mettersi letteralmente a disposizione dell'opinione pubblica. 
Conte non era un generale o un colonnello ma è quasi l'equivalente civile: un professore universitario. Che cos'ha dato alla collettività, di se, della sua faccia, delle sue idee? Che cosa ha promesso? Per cosa si è speso? Quale causa ha sposato che lo rendano degno di fiducia e del ruolo di guida?

Ai cinque stelle chiedo: quando finirà il disprezzo della politica? Come ho già scritto in questo blog, i rappresentanti politici sono l'argine allo strapotere dell'apparato tecnico-burocratico. Chi impedisce a quanti controllano le leve del potere di diventare padroni assoluti della cosa pubblica sono i deputati e senatori della Repubblica. Sminuirli, insultarli, insinuare che non servono a nulla fa il gioco di chi controlla le leve del potere: i dirigenti della pubblica amministrazione a tutti i livelli. 
La scelta di delegare a personale tecnico quante più decisioni possibili rappresenta un rischio enorme per il nostro futuro. Il rischio di annientare ogni voce della società civile e del mondo economico a favore della difesa di una casta impossibile da controllare. 

La politica e la democrazia nell'odierna declinazione sono voci furenti, indignazione, insulto come altrettanti appigli su una sfera viscosa e inafferrabile che contiene il potere dell'apparato decisionale pubblico.   

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