martedì 25 settembre 2018

Corrotti e corruttori del popolo

L'ascesa al potere del movimento cinque stelle (M5S) avvenne in larga misura sull'onda della denuncia del fenomeno corruttivo nella cosa pubblica, conclamato e virulento in alcuni settori dello stato, endemico in altri, ma comunque onnipresente. Il M5S intese corruzione morale prima ancora che materiale e fu proprio questo a portare voti. Corruzione morale perché nel mirino dei sedicenti moralizzatori c'erano non solo i casi di corruzione vera e propria (tangenti, conflitti di interesse palesi, truffe allo Stato, ecc.), ma la condotta stessa dei rappresentanti politici e dei loro accoliti di potere, descritti dal movimento come privilegiati senza merito, fannulloni strapagati, raccomandati cronici e poltronisti.
L'insieme della corruzione morale e materiale - sostennero giustamente gli ideologi del movimento - avviene a spese del popolo pagante e arrabbiato. E pazienza se, in epoche di vacche grasse e benessere diffuso, i corrotti prosperavano. Ma ora che le vacche sono magre e in troppi tirano la cinghia, i corrotti devono scomparire.

La leva del consenso divenne tuttavia, nelle mani del M5S arnese di scasso delle casse pubbliche. La denuncia della corruzione politica sul piano morale ebbe proprio nella morale consuetudinaria il proprio limite. Non arrivò e evidenziare la forma basilare di corruzione politica, che consiste per l'appunto nell'uso delle risorse pubbliche - che vuol dire anche del palcoscenico pubblico - per ingraziarsi gli elettori e assicurarsi un prolungamento di carriera. Abbiamo quindi:
Corruzione A (materiale) --> Truffe, tangenti, conflitti di interesse; 
Corruzione B (morale) --> Difendere i privilegi, raccomandare, cambiare casacca;
Corruzione C (demagogica) --> Usare risorse pubbliche per ingraziarsi gli elettori

La compressione delle prime due corruzioni servì al M5S per alimentare la terza, assai costosa ma indispensabile a esponenti politici, i rappresentanti del M5S, per definizione estranei a una gestione economica del potere, estranei ai palazzi e del tutto privi di mezzi per rimanervi diversi dal consenso puro e semplice dell'elettorato.

Ma si trattò di corruzione? Riportare le risorse ai cittadini - motivo implicito alla corruzione di tipo C - non dovrebbe essere un dovere dei governi democratici? Non vi fu la comprensione che focalizzare l'attenzione solo sulla redistribuzione della ricchezza, senza i valutare gli effetti che tale ridistribuzione produce sulla possibilità di continuare a produrre ricchezza significa ridurre sempre più la ricchezza a disposizione. In sostanza si adottò un approccio alla "terminator", come se non vi fosse un domani. Il fenomeno corruttivo non fu affatto sconfitto, né combattuto, cambiò semplicemente punto d'appoggio e obiettivo: dalla produzione della ricchezza - cui sono collegati la corruzione A e, in parte B (la corruzione B deriva perlopiù dall'assuefazione al potere), al consumo della ricchezza collegato alla corruzione C. 

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