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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2015

La guerra del petrolio OPEC - shale USA

La situazione è nota: lo shale oil americano, il petrolio estratto dalle terre argillose e quello delle sabbie bituminose (in Canada) hanno invaso il mercato mondiale nel 2013-2014. Di conseguenza il prezzo del petrolio ha iniziato a scendere. Dopo una prima discesa qualcuno si aspettava che l'OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) limasse o tagliasse la produzione in modo da sostenere la caduta dei prezzi. L'OPEC, dominato dall'Arabia Saudita, decide - a sorpresa o prevedibilmente? - di mantenere la produzione ai livelli raggiunti e anzi di lasciar intendere che non ha alcuna intenzione di sostenere i prezzi.
Perché?
Perché il costo di estrazione dello shale oil è assai più elevato del prezzo di estrazione attraverso i pozzi. Pertanto se il petrolio costa poco, i produttori di shale oil non riescono a generare utili dalla loro attività e anzi - se il prezzo è davvero basso - vanno tutti in rosso, in bancarotta, in chiusura, lasciando campo libero e monopolio…

Su uno che "Non mi dissocio [perché non ero socio]"

Ho letto l'opinione di Karim Metref ma devo dire che non mi persuade.... 
http://www.internazionale.it/opinione/karim-metref/2015/01/09/io-non-mi-dissocio
Metref rimane sul filo del rasoio, ma basta una bava di vento a farlo cadere...

All'inizio sostiene il suo diritto a non dissociarsi perché la responsabilità di ogni atto è individuale: 
"Io non ho ucciso nessuno e non c'entro con questa gente". Poi però non è altrettanto individualista quando se la prende con "il sistema della NATO e dei suoi alleati".

Portando agli estremi il ragionamento: 
da una parte ci sarebbero singoli individui "impazziti" che terrorizzano il mondo (solo perché "armati da qualcuno...", secondo Metref; altrimenti, dico io, se nessuno li armasse sarebbero innocui? Non agirebbero in alcun modo? Sono le armi che generano la violenza o viceversa?), singoli che non siamo autorizzati a identificare con comunità più vaste, comunità di fatto nelle quali qualcuno potrebbe …

Il problema del pubblico impiego in Italia? la "comfort zone"

"Per “comfort zone” s’intende uno stato in cui la persona opera in condizioni 'neutrali e di non-ansietà' che la portano ad intraprendere un limitato numero di azioni e, di conseguenza, a fornire un costante livello di performance senza assumersi alcun rischio. Meno tecnicamente, una persona si ritrova all’interno della CZ quando si sente non motivato, distratto e mai messo davvero alla prova.", citato da: https://www.linkedin.com/pulse/spingere-i-talenti-fuori-dalla-loro-comfort-zone-landini

La comfort zone è il problema principale di una particolare categoria di dipendenti pubblici italiani: i professori universitari (n.b.: "professori", non "docenti"). Se qualcuno si prendesse la briga di analizzare il numero e la qualità della produzione accademica degli ordinari italiani, e di porre i dati raccolti in un grafico, noterebbe certamente che tale produzione appare sostenuta fino al momento in cui l'ordinariato è raggiunto per poi crollare imp…