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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2013

aspettando Robespierre (e perso Monti...)

In Italia, aspettando Robespierre, si tagliano teste (mediaticamente) un po' a caso. Robespierre taglierà sistematicamente.
Io penso che Monti sia stato la cosa più simile a Robespierre che abbiamo avuto da molti anni a questa parte. Per questo è caduto tanto in disgrazia presso grandi e piccoli elettori. Bastano queste sette cose a far capire quanto fastidio abbia dato (un fastidio che né Letta, né i 5 stelle, né Renzi, credo, riescono o riusciranno a dare):
1. l'IMU sulla prima casa: la sacrosanta tassazione del patrimonio accumulato (Robespierre 1)
2. la legge Severino (senza commento, Robespierre 2)
3. la scure sui soldi ai gruppi regionali, sia pure aiutato da scandali "fortunati" (Robespierre 3)
4. la legge di stabilità 2012 con il divieto per gli enti locali di costituire nuove società partecipate (poltronifici) e l'obbligo (disatteso) di sciogliere progressivamente le società in essere non strategiche.
5. Il limite dei 1000 euro sui contanti (tanto per fa…

Prima di Grillo, scrivevo su Berlusconi: "e gli italiani scelsero il caos"

'Mi affascina, lo ammetto, l'interrogarsi dei media stranieri sulla situazione politica italiana. Gli aggettivi si sprecano, in pura tradizione anglosassone: grottesco, surreale, patetico, incredibile, pittoresco, sbalorditivo, incomprensibile eccetera. A guardarla con un po' di gelo, la situazione italiana non è poi così incomprensibile. Tuttavia è alquanto singolare. Abbiamo due schieramenti: l'ordine e il caos. Nessun paese li ha. Quasi tutti i paesi hanno o due schieramenti dell'ordine (Germania, Gran Bretagna e altri) o due schieramenti del caos (nordafrica, Iran, centroamerica, ucraina, caucaso); gli USA, con i Tea Party potrebbero avere uno schieramento del caos, ma per il momento hanno due schieramenti dell'ordine. 
Che cos'è uno schieramento dell'ordine? E' un partito ordinato, con tutte le sue belle file, le sue gavette di partito, la gente che si iscrive al liceo e incolla manifesti o prepara volantini, poi dirige la sezione …

"Effetto peste"

Ieri parlando con un collega sessantenne e poi come relatore di fronte a un'assemblea folta di altrettanto attempati, mi sono reso conto di una cosa: una delle cause dello sfascio italiano è l'"Effetto Peste". Nel Decamerone un gruppetto di giovani fiorentini si rifugia fuori città per sfuggire la peste. In vista della prossima dipartita i giovani si raccontano storie, si danno alla crapula e al divertimento.
Bene, in Italia oggi succede qualcosa di abbastanza simile, pur con rilevanti differenze. La somiglianza sta nel fatto che molti sessantenni (non tutti - è importante ricordarlo) affrontano il presente e il futuro in un'ottica pestilenziale:
"Cosa mi importa di inquinare il paese? fra qualche anno sarò morto, ci penserà chi viene...."
"Quasi quasi, con quello che ho accumulato mi licenzio ora, coi risparmi campo quei sei-sette anni finché non ho diritto alla pensione e che il mondo vada a rotoli..."
Ogni legge mirata a una migliore conviv…

Sulla riforma della giustizia: una modesta proposta

Si parla di riforma della giustizia. Una riforma ci vorrebbe, ma molto diversa dalle voci che circolano. 
Ci vorrebbe soprattutto un sistema maggiormente preventivo. Se è vero che chi ha già commesso un crimine ha molte più probabilità di commetterne altri rispetto a chi non ne ha mai commessi, allora dovrebbe esistere un'aggravante per chi commette volontariamente il suo primo reato. La gente incensurata dovrebbe avere enorme paura di commettere un crimine rischiando di pagarlo assai più salato di un quanto non sconterebbe un criminale incallito. Siano puniti duramente e senza sconti gli incensurati; si usi invece ritegno e pietà verso i recidivi, il cui destino appare ormai segnato invariabilmente.
Invece la giustizia italiana fa esattamente il contrario. Gli incensurati se la cavano con pene risibili e i recidivi con pene sempre più gravi. Ma in questo modo si punisce la natura umana anziché le cattive propensioni del libero arbitrio: un fatto senza senso.

Inciso sulla critica politica postmoderna

Su gesti e occasioni dei 5 stelle valga quanto già detto in merito alle parole: contano di più i rimandi, le correlazioni diacroniche o citazionali, che il significato vero e proprio, nel contesto, nelle intenzioni.
Questa piega postmoderna della critica al movimento 5 stelle mi dà il destro per un breve inciso sulla decadenza italiana. Da un lato sono a chiedermi se ogni critica a ogni movimento politico sia necessariamente postmoderna; dall'altro se invece solo alcuni movimenti politici si attirino una critica postmoderna, mentre altri la incarnino a tal punto da non poterne diventare oggetto.
Questa seconda mi sembra l'idea giusta. Il PD, per dirla tutta, è la quintessenza del partito postmoderno. Così teso sempre ad assomigliare in tutto a X o nel non assomigliare in nulla a Y.
Viceversa il Movimento 5 stelle, come ogni movimento rivoluzionario in nuce, non può che essere oggetto di una critica postmoderna. Sbaglierebbe a esercitarla su altri, dal momento che ciò che deve …

Due o più parole sui 5 stelle / o del Metodo

Ammettere le premesse e il corollario descritti nel post precedente ci porta finalmente a discutere del metodo proposto dal Movimento 5 stelle.
Ovviamente ciò è vero rispetto al merito considerato. Vi sono altri temi, diversi dai problemi economici e morali dell'Italia, sui quali vi sono ampie divergenze all'interno del Movimento stesso (penso all'immigrazione, all'indulto, ecc...) il problema è che tutti questi diversi temi sono in realtà estranei al motivo per cui il Movimento 5 stelle è nato. Sono in qualche modo sovrastrutture: a dimostrazione di ciò: la principale argomentazione del Movimento su ciascun tema "secondario" è che i politici al potere (vedi premessa seconda e corollario) non hanno saputo risolverlo fino a oggi. Quindi in sostanza anche questi meriti, e altri che venissero, ricadono nei casi già descritti e chi è d'accordo sui casi già descritti difficilmente potrà non ammettere che in effetti tali problemi secondari non sono stati risolt…

Due e più parole sui 5 stelle / o del Merito

Ho discusso per qualche minuto con un collega - un tipo idealista e piuttosto incline ad abbracciare le cause dell'ecologia e dello scetticismo verso la modernità (io li chiamo "quelli della mela verde"). Costui, con un passato nel centro-sinistra, misurando le parole e dopo una tormentata circonvoluzione, mi ha chiarito che in fondo gli unici coerenti, secondo lui, e gli unici innovatori sono in effetti i 5 stelle.
E io, che dei 5 stelle ho visto tanti difetti fin dal primo giorno (sono ben elencati qui: http://www.quitthedoner.com/?p=1268), siccome mi faccio prendere dal dubbio, mi son messo a pensarci su.
La premessa prima, su cui occorre trovarsi tutti d'accordo, è che le cose siano davvero disastrose come i 5 stelle le descrivono: paese allo sfascio, di fatto in default (bellino DiFattoInDeFault), corruzione a tutti i livelli, incompetenza, ladrocinio.
La premessa seconda, su cui occorre avere un accordo di massima è che la colpa dei fatti di cui alla premessa p…

L'errore dell'imprenditore

Il principale abbaglio della classe imprenditoriale che ha dato il suo sostegno a Berlusconi è dovuto a un'erronea valutazione del Berlusconi imprenditore più ancora che all'incapacità di vedere gli interessi privati del Berlusconi politico. L'attività politica è sempre mascherabile... se non fai qualcosa, o la fai male, puoi sempre dire che è colpa dell'opposizione o dei magistrati, dei complotti internazionali o di chicchessia.
Ma la storia imprenditoriale di Silvio l'avevano sotto gli occhi, e si sono fermati alla superficie.
Come poteva modificare in senso liberale il paese un uomo che ha costruito le proprie fortune proprio sull'illiberalità italiana, gli intrichi politico-aziendali, le corsie preferenziali dei politici ai loro amici? Come avrebbe potuto un imprenditore di tal fatta mettere fine al rapporto fra politica e impresa che impesta questo paese?
Ma, mi si dirà, una cosa è la simbiosi perversa fra impresa e politica, altra cosa la sostanziale illi…

Budget americano, democrazia e Magna Charta

In Italia nessun editorialista, che io sappia, si è soffermato sul cosiddetto fiscal standoff americano per paragonarlo alla situazione italiana. In sostanza il sistema americano dice che il governo non può spendere più di quanto incassa, né incassare di più, senza ottenere il permesso espresso da parte del congresso. Non c'è il permesso del congresso? Allora il macchinario si ferma, stop stipendi, stop ai fornitori, stop a tutti. Nessuno vede più un soldo dai contribuenti.
Muble, muble, che cosa mi dice mai questo?, Cos'è 'sto strano ordinamento, balzano e curioso.... possibile che si siano inventati una cosa siffattamente astrusa e complicata?
Ma to', ci sono! E' l'essenza stessa, l'anima vera e propria della democrazia. Questa è, signore e signori, e nessun'altra... e solo i paesi anglosassoni ce l'hanno e ce l'hanno da quando un certo re Senza Terra ("il re fasullo d'Inghilterra") fu costretto a firmare un foglio dal titolo pom…

Segnali di marginalità

Sono attirato dal tema della "decadenza". (Che ovviamente nulla ha a che fare con il "decadentismo")
Mi riferisco alla decadenza nazionale, alla sebbene-già-estesa-pur-sempre-accentuandosi, marginalità italiana. Raccoglierò d'ora innanzi su questo blog tutti i sintomi significativi di marginalità e decadenza che mi capitasse di riscontrare o nella mia vita e attività quotidiana in una città di provincia (quale è Padova), ovvero durante la mia attività d'autore o da ciò che leggo sui giornali.
Per esempio è un segno di marginalità, sebbene non troppo significativo, il fatto che i giornali on-line italiani riportino le prime pagine dei giornali stranieri ogniqualvolta in Italia accada un evento di portata travalicante i patri confini. Quasi a dire: "che roba! l'Italia sta sulla home page del New York Times!". Una goduria per giornalisti che frustra e umilia l'italiano qualunque. O peggio ancora: "vedete, se c'è un disastro del gener…

Vivo a Padova

Vivo e lavoro a Padova, una città di medie dimensioni nell'orizzonte italiano. Una città di provincia.
Della città di provincia, Padova ha molti difetti e molti pregi. Fra i pregi c'è la possibilità del genio isolato, il bisogno di riscatto di quanti riconoscono i limiti dell'orizzonte in cui sono nati e cresciuti. E l'ambizione, il desiderio di crescere, progredire migliorarsi.
Si parla ovviamente di casi isolati che ricavano la propria forza esattamente dall'isolamento; che comprendono di dover attingere a fondo da se stessi se vogliono uscire dalla melma che li circonda.
Nelle città non di provincia, dove ambizione e slancio sono la norma del comune sentire, accade a molti che l'emersione sia troppo a portata di mano, troppo facile e ordinata per richiedere lo sforzo anarchico e creativo necessario al giovane di provincia.

Numerosi sono i difetti della provincia, ed elencarli è molto noioso.
Uno grande è lo sguardo costantemente rivolto al passato, ai risult…

Talenti dall'estero e strage dei migranti

Leggo il corriere on-line in data odierna.
Sulla colonna a destra "Internet days" quindi la foto di due orologi di nuova generazione ("smartwatch"). Sotto, il titolo stucchevole: "Innovazioni Made in Italy delle quali andare fieri" e più sotto ancora: "Donadon: 'dobbiamo attirare talenti dall'estero'", mentre in alto campeggia la strage dei migranti al largo di Lampedusa.
Una cosa è certa: quelli che dovremmo attirare dall'estero non vedranno di buon occhio la fine di quelli che abbiamo già attirato...