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Visualizzazione dei post da 2013

Russia e Italia, andata e ritorno al feudalesimo

Feudalesimo e rivoluzione in Russia
E' forse abbastanza noto che la rivoluzione russa del 1917 non avvenne in un paese dominato dalla classe borghese, come avrebbe voluto il materialismo storico, bensì in un impero monocratico dominato da un'aristocrazia feudale in disfacimento. E' importante ricordare questo fatto perché fra le molte "inesattezze" e i numerosi "abbagli" della teoria marxista c'è pure questa: la necessità di una fase borghese come preludio al dominio della classe operaia.
Dunque, in Russia avvenne che l'aristocrazia feudale fu cancellata e subissata e sostituita con un sistema completamente nuovo. O almeno: in apparenza nuovo. In realtà pochi mesi, al massimo pochi anni, dopo la rivoluzione e al netto di guerre e carestie intercorse, i rivoluzionari russi riproposero sotto altra veste l'unico sistema politico che la civiltà russa avesse conosciuto e metabolizzato fino ad allora: il feudalesimo. Il risultato fu che i principa…

Il reddito di Bortolussi, paladino dei poveri artigiani...

Apprendo dal quotidiano locale che il sig. Giuseppe Bortolussi è il più facoltoso consigliere regionale del Veneto. Il suddetto vanta niente po' po' di meno che 619.800 euro (pari a circa 24.600 euro NETTI al mese, senza calcolare la diaria dei consiglieri regionali) di reddito imponibile relativo all'anno 2012.
A informarsi su chi sia costui, bisogna dire che la notizia sorprende un poco. Bortolussi svolge la professione di "segretario" della CGIA di Mestre, una potente società collaterale della Confartigianato Veneta.
Quello che sorprende è il fatto che un giorno sì e un giorno no il centro studi della CGIA di Mestre occupi i giornali, le TV e le radio con scoppiettanti news relative a quanto gravino le tasse e le imposte su artigiani, piccole e piccolissime imprese... che insista su quanto sono bassi i redditi medi reali di detti piccoli imprenditori. Ora, che il segretario di tale organizzazione, la quale evidentemente si regge sulle tessere degli iscritti al…

E dài con l'esortazione a emigrare!

Non accenna a smaltirsi l'esaltazione nazionale e massmediatica per i giovani italiani che cercano fortuna all'estero. Si tratta di un fenomeno che dovrebbe essere contrastato, criticato, analizzato amaramente da chi ha a cuore le sorti del paese.
Invece è un fenomeno che gli opinionisti, i giornalisti, i politici, gli imprenditori e perfino i camionisti e le massaie esaltano; tutti esortano i giovani ad andarsene ed esaltano chi li esorta... possibile?
L'emigrazione è da sempre una valvola di sfogo del malcontento sociale. Ciò significa anche che i paesi che risolvono il proprio malcontento per mezzo dell'emigrazione evitano di dover prendere provvedimenti più drastici (leggi "riforme vere") per contrastare lo stesso malessere. In altre parole, ho l'impressione che coloro che inneggiano all'emigrazione siano soprattutto interessati a risolvere i problemi italiani senza dover cambiare nulla a proprio detrimento. Solo in questo modo si spiega l'esa…

Controcorrente: e se fosse lo stato a pagare le tasse ai cittadini?

Premetto che considero il reddito di cittadinanza un'aberrazione. L'unico argomento a suo favore è di ordine economico: porre milioni di cittadini nelle condizioni di concorrere alla macchina dei consumi. Forse tale effetto potrà aiutare il paese a uscire dalla crisi economica (io ne dubito); ma sicuramente si tratta di una scelta fondamentalmente immorale. Qui non si parla di pensioni, ovvero la giusta rendita accumulata da un lavoratore nel corso della sua vita professionale erogatagli nel momento in cui egli o ella non sia più in grado di lavorare. Non si parla nemmeno di pensioni di invalidità o di sostegno alla disabilità, altrettanti aiuti a persone che si trovano in oggettive difficoltà fisiche o mentali. No, con il reddito di cittadinanza parliamo di fare la carità (di più non sarà possibile) a milioni di persone che non sono troppo vecchie, né malate, né disabili, né infortunate e nemmeno pigre o deviate... Questa non può essere una soluzione moralmente accettabile ne…

Scambiare la causa con l'effetto - segnali di decadenza

La lunga crociata contro la "Casta" è un vivido segnale di decadenza di questo paese.
Sorprende che nessuno se ne accorga. Con frequenza martellante gli editorialisti-fustigatori della classe dirigente italiana inveiscono contro l'inettitudine dei governanti, degli imprenditori, dei grandi burocrati.
Ne additano l'avidità, l'indecisione, l'impreparazione, la superbia, le vanterie, il pressapochismo, l'arroganza, la superficialità, l'ingenuità, la corruttibilità... tutti difetti immani, non c'è che dire.
Il problema è che tutti questi difetti sono diffusi a ogni livello della popolazione italiana. Non sono "patrimonio" esclusivo delle classi dirigenti. Possibile che nessuno se ne renda conto?

Vedo scuole superiori dove le ragazze e i ragazzi vanno sfoggiando cellulari di ultima generazione, capi firmati, sul possesso dei quali misurano il valore dei loro simili; vanno truccate o discinte, i ragazzi mostrano le mutante o insultano apertame…

Fukushima e la Terra dei Fuochi... qualcosa in comune

Alcuni economisti e geografi amano soffermarsi sui concetti - invero assai astratti - di società rigide versus società flessibili, ovvero società a gestione centralizzata e ordinata versus società a gestione policentrica e caotica.
Esempi di società umane del prima tipo si troverebbero in Asia, e specificamente in Cina e in Giappone; esempi di società del secondo tipo sarebbero in Europa, per esempio in Italia e Francia.
Tipicamente una società rigida è molto efficiente e altamente competitiva sul breve periodo e ha il suo limite principale nell'eccessiva centralizzazione: quando il centro decide tutto e la periferia esegue senza un sussulto, una decisione sbagliata del centro ha ripercussioni incalcolabili e inevitabili sul destino dell'intero sistema. Un esempio lampante di questo è il dorato isolamento voluto dalle classi dirigenti giapponesi e cinesi durante parte del basso medioevo e tutta l'età moderna... l'isolamento provocò una stasi tecnologica che nell'ot…

Segnali di decadenza: la delega di responsabilità

Leggo da mesi ormai le prediche di Galli della Loggia sul corriere in merito alla mancanza di una classe dirigente italiana. Molto è condivisibile, altro (poco) lo è meno; la cosa meno condivisibile è descrivere l'Italia di alcuni decenni fa come un luogo etico, ben organizzato, onesto, laborioso, privo dei difetti morali grandi e piccoli dell'oggi, affollato di gente in grado di provare sentimenti di onore e di vergogna... e contrapporle l'Italia di oggi svuotata e moralmente desertificata.
La debolezza di questo argomento dipende dal fatto che esso riprende il tòpos antico dell'età dell'oro, che degrada via via in età sempre più deprezzate e false. Ma si tratta di un luogo letterario, non di una valida descrizione della realtà; di una descrizione metaforica, priva risvolti pratici anche mediati, sebbene ricca di enfasi e pathos.
Io valgo e capisco molto meno di Galli della Loggia (il cui solo nome fa tremare), tuttavia dirò quel che penso: penso che i decisori it…

Da esterofili a espatriofili - segnali di marginalità

Gli italiani, si dice, sono da sempre autodenigratori ed esterofili. Ce l'hanno nel sangue l'ammirazione-invidia per i vicini, da prima dell'unità nazionale. Ne fornisce una riprova indiretta l'emigrazione fra XIX e XX secolo che ha portato gli italiani in mezzo mondo: con maggior fortuna (USA, Germania, Australia) o minore (Argentina, Africa). Gli italiani se ne andavano in cerca di una terra migliore, meno avara, meno dura, più ampia e generosa della patria; dove la gente fosse più efficiente e rispettosa, le gerarchie meno immobili e severe, lo Stato non padrone crudele, ma padre premuroso.

Eppure, per alcuni versi, la cosa non è poi tanto vera...
Negli ultimi due anni si afferma un atteggiamento mentale curioso: l'esterofilia si trasforma in espatriofilia... a essere bravi non sono più gli stranieri, ma bensì gli italiani che vanno all'estero. Non importa cosa fanno realmente: se sono capitani d'industria o premi nobel per la fisica oppure, banalmente, …

aspettando Robespierre (e perso Monti...)

In Italia, aspettando Robespierre, si tagliano teste (mediaticamente) un po' a caso. Robespierre taglierà sistematicamente.
Io penso che Monti sia stato la cosa più simile a Robespierre che abbiamo avuto da molti anni a questa parte. Per questo è caduto tanto in disgrazia presso grandi e piccoli elettori. Bastano queste sette cose a far capire quanto fastidio abbia dato (un fastidio che né Letta, né i 5 stelle, né Renzi, credo, riescono o riusciranno a dare):
1. l'IMU sulla prima casa: la sacrosanta tassazione del patrimonio accumulato (Robespierre 1)
2. la legge Severino (senza commento, Robespierre 2)
3. la scure sui soldi ai gruppi regionali, sia pure aiutato da scandali "fortunati" (Robespierre 3)
4. la legge di stabilità 2012 con il divieto per gli enti locali di costituire nuove società partecipate (poltronifici) e l'obbligo (disatteso) di sciogliere progressivamente le società in essere non strategiche.
5. Il limite dei 1000 euro sui contanti (tanto per fa…

Prima di Grillo, scrivevo su Berlusconi: "e gli italiani scelsero il caos"

'Mi affascina, lo ammetto, l'interrogarsi dei media stranieri sulla situazione politica italiana. Gli aggettivi si sprecano, in pura tradizione anglosassone: grottesco, surreale, patetico, incredibile, pittoresco, sbalorditivo, incomprensibile eccetera. A guardarla con un po' di gelo, la situazione italiana non è poi così incomprensibile. Tuttavia è alquanto singolare. Abbiamo due schieramenti: l'ordine e il caos. Nessun paese li ha. Quasi tutti i paesi hanno o due schieramenti dell'ordine (Germania, Gran Bretagna e altri) o due schieramenti del caos (nordafrica, Iran, centroamerica, ucraina, caucaso); gli USA, con i Tea Party potrebbero avere uno schieramento del caos, ma per il momento hanno due schieramenti dell'ordine. 
Che cos'è uno schieramento dell'ordine? E' un partito ordinato, con tutte le sue belle file, le sue gavette di partito, la gente che si iscrive al liceo e incolla manifesti o prepara volantini, poi dirige la sezione …

"Effetto peste"

Ieri parlando con un collega sessantenne e poi come relatore di fronte a un'assemblea folta di altrettanto attempati, mi sono reso conto di una cosa: una delle cause dello sfascio italiano è l'"Effetto Peste". Nel Decamerone un gruppetto di giovani fiorentini si rifugia fuori città per sfuggire la peste. In vista della prossima dipartita i giovani si raccontano storie, si danno alla crapula e al divertimento.
Bene, in Italia oggi succede qualcosa di abbastanza simile, pur con rilevanti differenze. La somiglianza sta nel fatto che molti sessantenni (non tutti - è importante ricordarlo) affrontano il presente e il futuro in un'ottica pestilenziale:
"Cosa mi importa di inquinare il paese? fra qualche anno sarò morto, ci penserà chi viene...."
"Quasi quasi, con quello che ho accumulato mi licenzio ora, coi risparmi campo quei sei-sette anni finché non ho diritto alla pensione e che il mondo vada a rotoli..."
Ogni legge mirata a una migliore conviv…

Sulla riforma della giustizia: una modesta proposta

Si parla di riforma della giustizia. Una riforma ci vorrebbe, ma molto diversa dalle voci che circolano. 
Ci vorrebbe soprattutto un sistema maggiormente preventivo. Se è vero che chi ha già commesso un crimine ha molte più probabilità di commetterne altri rispetto a chi non ne ha mai commessi, allora dovrebbe esistere un'aggravante per chi commette volontariamente il suo primo reato. La gente incensurata dovrebbe avere enorme paura di commettere un crimine rischiando di pagarlo assai più salato di un quanto non sconterebbe un criminale incallito. Siano puniti duramente e senza sconti gli incensurati; si usi invece ritegno e pietà verso i recidivi, il cui destino appare ormai segnato invariabilmente.
Invece la giustizia italiana fa esattamente il contrario. Gli incensurati se la cavano con pene risibili e i recidivi con pene sempre più gravi. Ma in questo modo si punisce la natura umana anziché le cattive propensioni del libero arbitrio: un fatto senza senso.

Inciso sulla critica politica postmoderna

Su gesti e occasioni dei 5 stelle valga quanto già detto in merito alle parole: contano di più i rimandi, le correlazioni diacroniche o citazionali, che il significato vero e proprio, nel contesto, nelle intenzioni.
Questa piega postmoderna della critica al movimento 5 stelle mi dà il destro per un breve inciso sulla decadenza italiana. Da un lato sono a chiedermi se ogni critica a ogni movimento politico sia necessariamente postmoderna; dall'altro se invece solo alcuni movimenti politici si attirino una critica postmoderna, mentre altri la incarnino a tal punto da non poterne diventare oggetto.
Questa seconda mi sembra l'idea giusta. Il PD, per dirla tutta, è la quintessenza del partito postmoderno. Così teso sempre ad assomigliare in tutto a X o nel non assomigliare in nulla a Y.
Viceversa il Movimento 5 stelle, come ogni movimento rivoluzionario in nuce, non può che essere oggetto di una critica postmoderna. Sbaglierebbe a esercitarla su altri, dal momento che ciò che deve …

Due o più parole sui 5 stelle / o del Metodo

Ammettere le premesse e il corollario descritti nel post precedente ci porta finalmente a discutere del metodo proposto dal Movimento 5 stelle.
Ovviamente ciò è vero rispetto al merito considerato. Vi sono altri temi, diversi dai problemi economici e morali dell'Italia, sui quali vi sono ampie divergenze all'interno del Movimento stesso (penso all'immigrazione, all'indulto, ecc...) il problema è che tutti questi diversi temi sono in realtà estranei al motivo per cui il Movimento 5 stelle è nato. Sono in qualche modo sovrastrutture: a dimostrazione di ciò: la principale argomentazione del Movimento su ciascun tema "secondario" è che i politici al potere (vedi premessa seconda e corollario) non hanno saputo risolverlo fino a oggi. Quindi in sostanza anche questi meriti, e altri che venissero, ricadono nei casi già descritti e chi è d'accordo sui casi già descritti difficilmente potrà non ammettere che in effetti tali problemi secondari non sono stati risolt…

Due e più parole sui 5 stelle / o del Merito

Ho discusso per qualche minuto con un collega - un tipo idealista e piuttosto incline ad abbracciare le cause dell'ecologia e dello scetticismo verso la modernità (io li chiamo "quelli della mela verde"). Costui, con un passato nel centro-sinistra, misurando le parole e dopo una tormentata circonvoluzione, mi ha chiarito che in fondo gli unici coerenti, secondo lui, e gli unici innovatori sono in effetti i 5 stelle.
E io, che dei 5 stelle ho visto tanti difetti fin dal primo giorno (sono ben elencati qui: http://www.quitthedoner.com/?p=1268), siccome mi faccio prendere dal dubbio, mi son messo a pensarci su.
La premessa prima, su cui occorre trovarsi tutti d'accordo, è che le cose siano davvero disastrose come i 5 stelle le descrivono: paese allo sfascio, di fatto in default (bellino DiFattoInDeFault), corruzione a tutti i livelli, incompetenza, ladrocinio.
La premessa seconda, su cui occorre avere un accordo di massima è che la colpa dei fatti di cui alla premessa p…

L'errore dell'imprenditore

Il principale abbaglio della classe imprenditoriale che ha dato il suo sostegno a Berlusconi è dovuto a un'erronea valutazione del Berlusconi imprenditore più ancora che all'incapacità di vedere gli interessi privati del Berlusconi politico. L'attività politica è sempre mascherabile... se non fai qualcosa, o la fai male, puoi sempre dire che è colpa dell'opposizione o dei magistrati, dei complotti internazionali o di chicchessia.
Ma la storia imprenditoriale di Silvio l'avevano sotto gli occhi, e si sono fermati alla superficie.
Come poteva modificare in senso liberale il paese un uomo che ha costruito le proprie fortune proprio sull'illiberalità italiana, gli intrichi politico-aziendali, le corsie preferenziali dei politici ai loro amici? Come avrebbe potuto un imprenditore di tal fatta mettere fine al rapporto fra politica e impresa che impesta questo paese?
Ma, mi si dirà, una cosa è la simbiosi perversa fra impresa e politica, altra cosa la sostanziale illi…

Budget americano, democrazia e Magna Charta

In Italia nessun editorialista, che io sappia, si è soffermato sul cosiddetto fiscal standoff americano per paragonarlo alla situazione italiana. In sostanza il sistema americano dice che il governo non può spendere più di quanto incassa, né incassare di più, senza ottenere il permesso espresso da parte del congresso. Non c'è il permesso del congresso? Allora il macchinario si ferma, stop stipendi, stop ai fornitori, stop a tutti. Nessuno vede più un soldo dai contribuenti.
Muble, muble, che cosa mi dice mai questo?, Cos'è 'sto strano ordinamento, balzano e curioso.... possibile che si siano inventati una cosa siffattamente astrusa e complicata?
Ma to', ci sono! E' l'essenza stessa, l'anima vera e propria della democrazia. Questa è, signore e signori, e nessun'altra... e solo i paesi anglosassoni ce l'hanno e ce l'hanno da quando un certo re Senza Terra ("il re fasullo d'Inghilterra") fu costretto a firmare un foglio dal titolo pom…

Segnali di marginalità

Sono attirato dal tema della "decadenza". (Che ovviamente nulla ha a che fare con il "decadentismo")
Mi riferisco alla decadenza nazionale, alla sebbene-già-estesa-pur-sempre-accentuandosi, marginalità italiana. Raccoglierò d'ora innanzi su questo blog tutti i sintomi significativi di marginalità e decadenza che mi capitasse di riscontrare o nella mia vita e attività quotidiana in una città di provincia (quale è Padova), ovvero durante la mia attività d'autore o da ciò che leggo sui giornali.
Per esempio è un segno di marginalità, sebbene non troppo significativo, il fatto che i giornali on-line italiani riportino le prime pagine dei giornali stranieri ogniqualvolta in Italia accada un evento di portata travalicante i patri confini. Quasi a dire: "che roba! l'Italia sta sulla home page del New York Times!". Una goduria per giornalisti che frustra e umilia l'italiano qualunque. O peggio ancora: "vedete, se c'è un disastro del gener…

Vivo a Padova

Vivo e lavoro a Padova, una città di medie dimensioni nell'orizzonte italiano. Una città di provincia.
Della città di provincia, Padova ha molti difetti e molti pregi. Fra i pregi c'è la possibilità del genio isolato, il bisogno di riscatto di quanti riconoscono i limiti dell'orizzonte in cui sono nati e cresciuti. E l'ambizione, il desiderio di crescere, progredire migliorarsi.
Si parla ovviamente di casi isolati che ricavano la propria forza esattamente dall'isolamento; che comprendono di dover attingere a fondo da se stessi se vogliono uscire dalla melma che li circonda.
Nelle città non di provincia, dove ambizione e slancio sono la norma del comune sentire, accade a molti che l'emersione sia troppo a portata di mano, troppo facile e ordinata per richiedere lo sforzo anarchico e creativo necessario al giovane di provincia.

Numerosi sono i difetti della provincia, ed elencarli è molto noioso.
Uno grande è lo sguardo costantemente rivolto al passato, ai risult…

Talenti dall'estero e strage dei migranti

Leggo il corriere on-line in data odierna.
Sulla colonna a destra "Internet days" quindi la foto di due orologi di nuova generazione ("smartwatch"). Sotto, il titolo stucchevole: "Innovazioni Made in Italy delle quali andare fieri" e più sotto ancora: "Donadon: 'dobbiamo attirare talenti dall'estero'", mentre in alto campeggia la strage dei migranti al largo di Lampedusa.
Una cosa è certa: quelli che dovremmo attirare dall'estero non vedranno di buon occhio la fine di quelli che abbiamo già attirato...

Ancora Berlusconi, sempre Berlusconi...

La destra si indigna perché tutti dovrebbero riconoscere che Berlusconi è stato sfavorito, nell'essere incriminato, al momento del processo e al momento del giudizio.
La sinistra si indigna perché tutti dovrebbero riconoscere che Berlusconi è stato favorito, perché è ricco, perché possiede TV e giornali, perché s'è fatto le leggi.
Il dissidio si potrebbe ragionevolmente iscrivere nel più generale dissidio fra i diritti del singolo e i diritti della collettività.
La magistratura è chiamata a tutelare gli interessi della collettività rispettando i diritti del singolo.
I magistrati sono esseri umani e pertanto soggetti a passioni, idee, pregiudizi, e possono commettere errori.
I singoli individui d'altronde possono differire enormemente gli uni dagli altri: essere ricchi o poveri, stupidi o intelligenti, potenti nella comunità oppure insignificanti.
La legge, con il suo profilo razionale, è non umana, cioè sovra-umana, astratta oltreché stratificata, libera dalle passioni. Ed…

Fassina, il PD e le tasse

E' un po' penosa la polemica sorta nel PD dopoché il viceministro Fassina ha ipotizzato l'esistenza di "un'evasione della sopravvivenza". Penosa perché la dichiarazione di Fassina è più ingenua di quanto non avrebbe dovuto essere, dato il ruolo rivestito dallo stesso, e la reazione del PD appare, come al solito, parolaia... come se la realtà dipendesse da quel che viene detto e non, come accade, da ciò che viene fatto... come se quel che non è detto non esistesse (scriverò un post su questo: "sia quel che sia, basta che io non ne sappia nulla..." mi viene in mente un vecchio film con Gino Cervi.... basta che nessuno lo dica e il problema è già grandemente inferiore)
In ogni caso l'ingenuità di Fassina dipende da questo: la tolleranza dell'evasione fiscale in Italia è stata per anni uno strumento improprio, non formalizzato, per abbassare la pressione fiscale sulle imprese e sui consumatori. Per anni la tolleranza dell'evasione ha ottenut…

Paradigma immutato

Sono pronto a sostenere che dal XVI secolo a oggi le concezioni di autorità, responsabilità, liceità e rettitudine morale, nell’ambito dei paesi di matrice culturale cattolica, non sono mutate, malgrado l’apparente secolarizzazione della società. E di seguito fornisco una prima prova, a partire dal testo di uno storico tedesco: Heinz Schilling, Aufbruch und Krise. Deutchland 1517-1648 [trad. it. Ascesa e declino. La Germania fra il 1517 e il 1648, Bologna 1997, trad. M. Ricciardi, p.78-79, corsivi miei]:
“In che misura dall’etica economica e dalla morale sociale della vecchia chiesa [la chiesa cattolica] potessero sorgere pesi e ostacoli psicologici capaci di sbarrare la strada a un pieno dispiegamento del modo di pensare del protocapitalismo, è dimostrato dalla vita di Johannes Rinck (1458-1516), borgomastro di Colonia  e mercante dell’Hansa, il quale deve essere annoverato tra i rappresentanti del protocapitalismo renano e tedesco-occidentale […]. All’età di 53 anni, nel 1511, si r…

Una politica senza intenzioni

Un dato desolante dei nostri politici è l'assoluta incompetenza. Si spaccia per democrazia il fatto che gente incapace sieda in parlamento. Se in parlamento ci fossero solo ricchi industriali e grandi accademici, sarebbe un parlamento non democratico, dei "poteri forti". Questa idea è il peggior lascito dei grandi partiti "popolari" della prima repubblica.
Eppure l'incompetenza dei nostri "leader" non ha a che fare, o non solo, con la mancanza di nozioni tecniche sul da farsi. Alcuni, su questo, potrebbero anche essere preparati. L'incompetenza è più specificamente politica. Prendiamo uno come Mario Monti. oggi sarebbe ancora presidente del consiglio se la sua incompetenza politica non l'avesse tradito...
E questa incompetenza sembra in effetti una carenza d'intento. Una mancanza di intenzioni. Anziché concentrarsi sulle sue intenzioni, Mario Monti ha ragionato, ha dedotto, articolato; ha ragionato come se la politica fosse anche per g…