Passa ai contenuti principali

Su uno che "Non mi dissocio [perché non ero socio]"

Ho letto l'opinione di Karim Metref ma devo dire che non mi persuade.... 
http://www.internazionale.it/opinione/karim-metref/2015/01/09/io-non-mi-dissocio
Metref rimane sul filo del rasoio, ma basta una bava di vento a farlo cadere...

All'inizio sostiene il suo diritto a non dissociarsi perché la responsabilità di ogni atto è individuale: 
"Io non ho ucciso nessuno e non c'entro con questa gente". Poi però non è altrettanto individualista quando se la prende con "il sistema della NATO e dei suoi alleati".

Portando agli estremi il ragionamento: 
da una parte ci sarebbero singoli individui "impazziti" che terrorizzano il mondo (solo perché "armati da qualcuno...", secondo Metref; altrimenti, dico io, se nessuno li armasse sarebbero innocui? Non agirebbero in alcun modo? Sono le armi che generano la violenza o viceversa?), singoli che non siamo autorizzati a identificare con comunità più vaste, comunità di fatto nelle quali qualcuno potrebbe entrare senza saperlo;
dall'altra parte invece non ci sono individui colpevoli ma c'è il" sistema della NATO e dei suoi alleati" (ma la NATO non è già un'alleanza? Quali sono gli alleati della NATO?), anziché singoli individui che prendono singole decisioni politico-militari.
Evidentemente Metref crea una contrapposizione squilibrata: il singolo individuo che agisce per conto suo, assumendosi l'onere e l'onore delle sue azioni (che pertanto non richiedono ad altri alcuna "dissociazione") versus un'alleanza di individui, un "sistema" nel quale i singoli sono soci fin dalla nascita.  

Infatti si dirà: i singoli individui a capo della NATO agiscono su mandato popolare, democratico, maggioritario e quindi agiscono a nome, per conto e nell'interesse di tutti gli abitanti dei paesi NATO. Inoltre [la NATO e i suoi alleati] agiscono usando una struttura militare organizzata che non può considerarsi "sciolta", ma che agisce come un sol uomo.

La mia prima obiezione è questa: anche i terroristi incarnano un "mandato" di qualche genere; perché se così non fosse, non li chiameremmo neppure "terroristi" ma "banditi", "criminali di strada". Ma se hanno un mandato, se rappresentano qualcuno allora non sono più "cani sciolti"; inoltre anche i terroristi usano una struttura militare ben organizzata.

Onestamente nessuno può fingere di vedere solo il "mandato" della NATO e dei suoi alleati e non quello dei terroristi. Ammettere tale disparità significherebbe proporci lo scontro fra persecutore (un sistema organizzato che si autolegittima e autoassolve) e una "vittima" designata che nulla sa e agisce in quanto perseguitata da un sistema (il bandito, cane sciolto): qualcosa di simile al confronto fra stato e singolo, fra interesse collettivo e interesse individuale, fra ragion di stato e diritto inalienabile

In seconda istanza bisogna osservare che la lettura relativa a "la NATO e i suoi alleati" lascia pochissimo spazio di smarcatura ai singoli individui: è quasi impossibile per chi vive nei paesi "NATO e suoi alleati", godendone i privilegi dalla nascita, dichiarare "non mi dissocio da un'azione violenta della NATO in quanto sono non-socio della NATO"; secondo la visione che Metref sembra avallare, costui non ha alcuna possibilità di scelta: è compromesso a prescindere, porta con sé un peccato originale ineludibile... che è esattamente il peccato originale additato dai terroristi. Viceversa, dall'azione violenta dei terroristi è possibile smarcarsi fin da principio, pur avvenendo essa dietro "mandato", ovvero secondo i dettami di un'ideologia e non per puro banditismo; da essa è possibile dire "non mi devo dissociare, perché non ero proprio socio". 
Questa è una differenza morale molto importante, implicita nel discorso di Metref: in questo modo il fedele islamico "a la Metref" si smarca da entrambe le parti: dalla NATO e dai terroristi... ma solo lui ha l'opportunità di farlo, o comunque solo un islamico. Ogni abitante non islamico dei paesi NATO è ipso facto compromesso col sistema NATO e da esso non dissociabile.
Quest'ultima è la conseguenza ultima del ragionamento di Metref e non è molto distante, io credo, da tesi apparentemente assai più oltranziste.

L'"Io non mi dissocio" è condivisibile, come calembour, solo "in quanto non sono mai stato socio". Questo sì: B non ha alcun obbligo morale di dichiararsi non-A se è sempre stato B. Ma al tempo stesso è possibile verificare se B sia più simile ad A oppure a non-A




Commenti

Post popolari in questo blog

Sul cosiddetto "reddito di cittadinanza"

Il cosiddetto "reddito di cittadinanza" è in realtà un molto più prosaico "sussidio", o "assegno sociale". Ma è significativo che i suoi fautori lo chiamino proprio così: "reddito di cittadinanza".

Il "reddito", in primo luogo, è "l'utile che deriva dall'esercizio di un mestiere", scrive la Treccani. Solo secondariamente la parola "reddito" è associabile a una "rendita", come può essere una pensione, la quale va a formare in effetti il "reddito" annuale di un pensionato.
Nel campo semantico del "reddito", come pure nella "rendita", sono impliciti il "ritornare" e il "rendere", termini che implicano necessariamente lo scambio, ben evidenziato dal prefisso "ri-/re-". "Rendere" non è solo "dare", è dare poiché si è avuto o anche, per il recipiente, avere per aver in precedenza dato. In quest'ultimo senso una pensione è…

Cosa chiede Greta

Se cambiano realmente le priorità collettive, l'intera organizzazione della società deve cambiare. Se al centro dei fini - quindi nel centro della focalizzazione etica - non c'è più l'individuo con i sui diritti, bensì l'ambiente con ogni forma di vita terrestre, le leggi non possono che cambiare.
Facciamo un esempio: le strisce pedonali. La precedenza concessa a chi attraversa sulle strisce risponde al principio di favorire l'individuo debole contro l'individuo più forte, a bordo del mezzo motorizzato. Rispondono blandamente anche a un'esigenza ecologica: favorire i pedoni sugli altri. Ma consideriamo un autobus pieno di gente costretto a rallentare e fermarsi per far passare un singolo pedone sulle strisce. Tale situazione prefigura uno spreco energetico e un maggiore inquinamento, dovuti alla frenata del mezzo e alla sua accelerazione del tutto evitabili se l'autobus avesse potuto continuare la sua corsa. Ecco che il codice della strada andrebbe camb…

L'equivoco sulla cultura

L'equivoco sulla cultura è solo un aspetto, forse più evidente di altri, di un equivoco generale che consiste nel far coincidere quel che esiste, e che è sempre stato fatto, con il Bene.
Ma andiamo con ordine.
Nel gennaio scorso ho visitato il Museo Egizio di Torino, erano i primissimi giorni dell'anno. Il museo è stato ristrutturato e ripensato pochi anni fa. Il direttore, nell'audio-guida, spiega che si è deciso di dare inizio al percorso museale focalizzandosi sulla storia del museo, esponendo la biografia e le immagini dei fondatori, i primi pezzi della raccolta - cioè i pezzi accumulati per primi e i pezzi concettualmente fondativi. S'è perfino tentato, usando qualche armadietto ottocentesco, di creare una stanza del primigenio museo, un misto fra laboratorio d'antiquariato e caffè con antichità esotiche.Questa scelta dà un messaggio importante: la soglia d'entrata conta; il contesto è essenziale. La scelta è voluta e consapevole.

Negli stessi giorni, il m…