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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2014

Un gioco troppo facile

Non si è riflettuto abbastanza, a mio parere, sulle conseguenze economiche della completa digitalizzazione della pubblica amministrazione. Soprattutto nei paesi, come l'Italia, che interpretano la digitalizzazione soprattutto come un sistema di controllo sui comportamenti illegali/da correggere.

Già ora viviamo in una sorta di sistema "implicativo" o "allegante": per tutta una serie di beni, ogni volta che li acquistiamo acquistiamo in realtà il primo anello di una "catena". Crediamo di acquistare solo il bene economico in se, in realtà compriamo tutta una filiera. E non si tratta della filiera che ha prodotto il bene in questione, ma di una filiera "futura";
per esempio compriamo un'auto e ci accolliamo la catena di bolli, revisioni, assicurazioni, service, manutenzioni etc.
compriamo una casa e ci accolliamo, tasse, bollette etc.
compriamo una televisione e ci accolliamo gli abbonamenti pubblici e privati
compriamo una caldaia e ci acc…

Riforma e consenso

Secondo una credenza radicata - al punto che raramente qualcuno la enuncia - riformare un sistema significa perdere consensi.
Riformare la pubblica amministrazione, in un paese come l'Italia, significa perdere consensi; riformare i rapporti fra settore pubblico e piccola impresa significa perdere consensi.

Eppure la realtà potrebbe essere molto diversa. Proviamo a ipotizzare qualcosa di diverso per controinduzione:
per non distruggere consensi ogni riforma dovrebbe consegnare ad alcuni soggetti il valore aggiunto sottratto ad altri. In altre parole ogni riforma dovrebbe riuscire a trasformare, spostare i consensi, dai puniti ai premiati.
Per esempio: un taglio consistente della spesa pubblica (= perdita di consensi) dovrebbe essere realizzato contestualmente a un taglio corposo delle tasse (=creazione di consensi). Un problema può sorgere nel passaggio dalla prima fase alla seconda. E' in questo passaggio che gli alfieri della conservazione cercano di gettare la fantomatica chi…

Dicotomia italiana

Sentivo ripetere, (meno di recente, di più fino a qualche tempo fa), che destra e sinistra italiane sono identiche: stessi programmi, stesse idee, stessa visione della democrazia e della giustizia sociale.
Sarà stato anche vero, superficialmente... In realtà l'Italia mi sembra in preda a una dicotomia che raramente, in passato, ha raggiunto i livelli dell'attuale parossismo.
Uno degli effetti della formidabile rigidità lavorativa degli ultimi trent'anni - rigidità i cui effetti più visibili sono la disoccupazione al 13,5% (giovanile al 40%) - è proprio, a mio modo di vedere, la formazione di due opposte visioni del mondo e della realtà, una differenza radicale ("antropologica" direbbero) fra la concezione economicamente garantista e quella liberal-rapace. La divisione fra le due "strutture a priori" è talmente profonda da rendere impossibile il mutuo scambio di opinioni su basi condivise.
Facciamo alcuni esempi:
- realizzare una strada è - in termini as…

Libertà e impiegati pubblici

Dovrebbe esistere una legge, almeno in Italia, che impedisca a quanti vivono di uno stipendio pubblico di parlare in difesa della libertà. La libertà, secondo costoro, avrà sempre e solo a che fare con la morale individuale; mai con la morale pubblica. La libertà non può riguardare mai la pubblica moralità, ma solo la sfera personale e privata. Privato e pubblico corrispondono, nella ragione accademica e dell'impiegato statale, a libero e vincolato.
Libertà --> nella sfera privata
Vincolo --> nella sfera pubblica
Viceversa chiunque non dipenda dalla vacca statale tende a conformarsi secondo un principio affatto opposto che oggi, nel nostro paese, gode di ampio e diffuso discredito:
Libertà --> nella sfera pubblica
Vincolo --> nella sfera privata
Questo è un pensiero di "destra", mentre il primo è un pensiero di "sinistra".