Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Luglio, 2019

Determinismo e videogiochi

Il videogioco di strategia politico/militare, Civilization per esempio, è un buon esempio di incompletezza degli insiemi.
Il videogioco strategico pone un obiettivo finale, che risulta un punto d'arrivo, l'ultima di una serie di possibili mosse. Con la quale il gioco finisce. Potrebbe essere assimilato al determinismo storico. Se non fosse per un piccolo particolare: il gioco può riprendere dall'inizio, mentre il materialismo storico dovrebbe arrivare a un approdo definitivo, oltre il quale non è possibile/concepibile il fatto di "ricominciare daccapo". Il fatto di poter ricominciare svela il trucco! E svela di riflesso la debolezza, cioè l'incompletezza, dell'insieme di tutti gli elementi che formano il determinismo storico: non sono reali, non sono perpetui, ma relativi a una particolare "partita".

L'eterno ritorno, la ciclicità storica, è un'idea affine al determinismo: muove dal presupposto che eventi analoghi si ripetano a distanza …

La carica del determinismo ambientalista

Nello gestione dello Stato, contro la seduzione del determinismo, dovremmo ritenere che gli esiti dipendano solo dalla volontà e dal buon senso del legislatore e del governo.

Il determinismo ambientalista tuttavia non vanifica o sminuisce l'attività del legislatore, ma le sottrae ogni competenza in materia di difesa ambientale: fa della protezione dell'ambiente un tema predibattimentale, un presupposto al pari della libertà e dell'uguaglianza. Anzi, fa dipendere la libertà dei popoli dalle tutele ambientali: in assenza di una seria ed efficace politica ambientale la libertà dei popoli corre seri rischi e il determinismo diviene assoluto. [vedi J. Diamond]

A rigor di logica ogni forma di determinismo esclude qualunque altra forma di determinismo. Il determinismo ambientalista non può sussistere contemporaneamente al determinismo storico, o ad altro determinismo, ma deve in qualche modo determinarli.

L'idea forte

Un nuovo spettro si aggira nell'occidente alle soglie della terza decade del XXI secolo.
Di sicuro uno spettro. Ma forse non molto nuovo. Che cosa accomuna Salvini in Italia, Orban in Ungheria, Bolsonaro in Brasile, Trump negli USA, Putin in Russia? C'è un gruppetto di sedicenti filosofi e osservatori, fautori di un antiglobalismo di destra, di una critica radicale alle democrazie liberali e al capitalismo avanzato, che include Steve Bannon, Alexander Dugin, Olavo de Carvalho (brasiliano), Diego Fusaro (italiano). Sono fautori, quasi tutti e in modo sorprendentemente omogeneo, di un rigetto o di una rivisitazione fantasiosa del marxismo (la cui odierna attuazione si cela, secondo loro, in ogni anfratto di qualunque organizzazione complessa attiva nel mondo contemporaneo); ostili al multiculturalismo o interculturalismo, alla cancellazione delle frontiere e a ogni altro dogma politico ed economico del mondo globalizzato. Inneggiano, pur tergiversando, al nazionalismo... ma su q…