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Visualizzazione dei post da 2015

Voi non capite niente, è tutto scritto...

Leggo sul Corriere on-line di oggi:
"Islam, la studentessa musulmana a Milano: Voi non capite niente, è tutto scritto nel Corano", qui, e rimango sconcertato per una serie di ragioni:
Primo pensierino. Per quale ragione due giornalisti vanno in una scuola a spiegare politica internazionale? Per quale ragione portano il loro bagaglio di contraddittori, di polemiche troppo attuali e di incerte contrapposizioni - bagaglio essenziale al giornalista - in una scuola? Perché nella scuola non va uno storico, il quale sarà carico di fatti documentati e contestabili solo mediante altri fatti? E questo, sia detto per inciso, mi pare il limite principale e strutturale della vasta quanto disalfabetizzante operazione di massa nota come "quotidiano in classe"... l'esaltazione della quota opinabile di qualunque narrazione storica. Un'esaltazione dannosa e temibile tanto quanto l'opposta idolatria del documento inconfutabile.
Secondo pensiero. Cosa faccio studiare ai mi…

Cambiamento climatico e crisi del debito

Trovo interessante la similitudine fra lo schema psicologico connesso al cambiamento climatico e l'altro sulla crisi dei debiti sovrani. In entrambi i casi vi sono in gioco il debito e il credito, risorse e consumo consapevole, colpa, insaziabilità.
Il tema di fondo, identico nei due contesti è il seguente: chiediamo troppo. Chiediamo troppo alla natura (le risorse) o chiediamo troppo allo Stato (denaro a credito) e quindi ne paghiamo le conseguenze.

A ben vedere questa della colpa originaria è un'ottica linearmente cristiana. Ma è un altro discorso...

Mi interessa rilevare che se i cambiamenti climatici non dipendono dalle attività umane (il che escluderebbe la colpa) e se sono avvenuti più volte in passato, anche quando gli esseri umani avevano già costruito società complesse, e se tali società complesse sono state distrutte dai cambiamenti avvenuti, allora ne consegue che l'attuale cambiamento può distruggere anche la nostra civiltà e pertanto dovremmo fare qualcosa per…

Democrazia e demografia

Oggi in Italia gli ultracinquantacinquenni sono il 33% della popolazione e i minorenni sono il 18%. Molti individui under 55 non hanno diritto di voto, perché sono immigrati privi di cittadinanza italiana. Ne risulta che gli ultracinquantacinquenni sono più di metà dell'elettorato. Molti di loro non sono interessati a intraprendere o a credere in riforme di medio-lungo termine. 
In Italia nessun partito che metta in programma un taglio delle pensioni a vantaggio del sussidio per gli asili nido ha speranza di vincere le elezioni. Fino a che la maggioranza dell'elettorato sarà formata dalla parte più vecchia della popolazione, non c'è speranza di invertire la tendenza demografica.
Il voto di chi ha figli minorenni dovrebbe valere di più, come pure quello dei giovani. A prescindere da qualunque visione ideologica, sarebbe indispensabile dare subito il voto a tutti gli immigrati che lavorano in italia da almeno due anni. Si tratta di individui giovani che voteranno programmi di …

Giudizio Finale

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo ve…

Governo, politica e scontentezza

Se governare è l'arte di scontentare qualcuno, chi fa politica è uno che chiede di poter far scontenti gli altri.... allora perché tutti i politici promettono felicità? Dovrebbero sempre promettere lacrime e sangue... per non mentire fin dal principio.
Dovrebbero dire: "votate per me, vi scontenterò più e meglio di quell'altro"; solo così sarebbero credibili...

Di genio e aberrazione

Io penso (come altri?) che il genio sia figlio del caso e che il genio trasformi il caso in aberrazione per l'opinione pubblica o morale comunemente accettata (ormai per tale si intende la morale del giorno o della settimana. Che duri poco non v'è dubbio, ma che vi sia è altrettanto certo)
Penso che quest'ultima morale tenda costantemente alla repressione del caso-aberrazione all'origine del genio. Caso, per l'appunto, divenuto aberrante a causa del genio (della sua visione del caso). Detto così è un casino....

Facciamo un piccolo esempio. Nel 1984 O.P. è lo scrittore americano del momento. O.P. aveva un padre assente-giramondo e una madre alcolista. I suoi romanzi hanno conquistato mezzo mondo e soprattutto i lettori americani. In essi l'autore descrive l'infanzia difficile con la responsabilità di una sorella più piccola che egli dovette crescere da solo.Il futuro presidente americano T.C. nel 1984 ha 21 anni ed è uno studente di legge. Il lib…

Sui libri

Ai paladini dei libri io chiederei: perché i libri? Non siamo forse ben oltre la soglia della composta rivoluzione digitale che prevede la scomparsa del libro? C'è chi dice di no e chi dice di sì e chi dice che non ha nessuna importanza. E fra questi ultimi si pone il sottoscritto; quest'era digitale, rivoluzione dalle vittime di carta, è una rivoluzione della conservazione e della memoria. La fine della ridondanza e dell'imprecisione della copia e della mente umana. Fuor di dubbio che in essa il libro come entità non materiale troverà l'apice del suo potere. Ogni libro diventerà Un libro. Un'unica copia universalmente fruibile e intoccabile. Il libro non sarà più posseduto, ma eminentemente letto e il suo corpo sarà tanto particolare da aver vita di per se stesso, tanto che come Pigmalione noi lo imploreremo di parlare. Ed egli lo farà nel modo più pignolo, signore assoluto di sé stesso, mai in errore, sarà forse un mediocre conversatore; ma provate…

L'ultimo tabù

Quando preferirei lavare i pavimenti, piuttosto che fare il lavoro che faccio, mi metto a scrivere sul mio diario di filosofo disorganizzato.
Ci sono cose tanto vicine che non riusciamo a vederle. Un po' come gli occhiali. Queste cose io le chiamo tabù. Prendiamo ad esempio la triade capitolina del mondo contemporaneo - o di qualsivoglia era? - Sesso, denaro e potere. Sesso e potere non sono così vicine, non lo sono più ma lo erano. Erano dei tabù. Il sesso era un tabù nelle società bigotte e riformate. Oggi tutti ne parlano liberamente. Tutti hanno una soluzione su come è meglio farlo, quando, con chi, perché sì e perché no e i mille modi e motivi, in un arabesco senza fine. Il lato deletereo del sesso detabutizzato è la depersonificazione dell'uomo, il suo divenire mero oggetto fisico deormonizzato e razionalizzabile. Una cosa da serial killer e necrofili. Io lo chiamo 'sesso acrobatico', perché è più o meno una cosa da circo.
Il potere è tabù in una società dittatoria…

Perché non vi fu divergenza cinese?

"In effetti, poiché la speranza di vita alla nascita era analoga [prima del 1750] - il che rende improbabile che gli europei fossero meglio nutriti  - l'enorme disparità di densità demografica fra l'Asia orientale e l'Europa occidentale costituisce una testimonianza impressionante dell'entità della differenza di efficienza fra l'agricoltura cinese e quella europea." cit da K. Pomeranz, La grande divergenza, p. 77.

Nella foga delle sue tesi, Pomeranz evidenzia spesso e a risolutamente la sostanziale identità fra condizioni europee e asiatiche preindustriali. Sottolinea soprattutto come molte condizioni fisico-geografiche a vantaggio dell'Asia pareggiassero eventuali soluzioni organizzative e condizioni materiali europee apparentemente assenti in Asia (per esempio il bestiame abbondante o le abitazioni più solide, o le reti di canali artificiali). Infine sostiene che il carbone, disponibile in abbondanza in Gran Bretagna, fu il vero artefice della grand…

Su Isis, il tempio di Baal e il futuro

Isis rade al suolo il tempio di Baal a Palmira. Noi occidentali della middle class non lo ammireremo mai, se non in foto, poveri noi, derubati di un così prezioso e utile svago (svaghi ne restano pur sempre molti, sono il nostro pane). Sbigottimento, indignazione, strazio, pena e rabbia si sprecano. Si resta senza parole (una condizione sempre più comune oggigiorno).
Eppure, sebbene io non approvi la barbarie di cui Isis è intrisa, non posso esimermi dal pensare che... o meglio una parte di me, che non mi è mai riuscito di zittire, rileva che... c'è della purezza, c'è perfino dell'arte in questa faccenda della distruzione dei musei archeologici e delle rovine eccetera, eccetera. C'è una forte affermazione identitaria, così forte da spiegare, oltre la sorpresa e l'incredulità, perché tanti giovani accorrano ad arruolarsi "con" o "contro" l'Isis.
La generazione dei figli ha sempre inteso rovesciare quella dei padri. In qualche modo è la sua mi…

Se lo Stato va in utile...

Tempo fa, all'inizio di questo blog, scrivevo che un giorno potrebbe essere lo Stato a versare un "obolo" ai cittadini, anziché richiederlo sotto forma di tasse. Qualcosa del genere avviene già nei paesi esportatori di petrolio; avviene anche indirettamente attraverso il pubblico impiego. I limiti di questi due sistemi sono ben visibili: nei paesi esportatori di petrolio il fatto che la disponibilità dell'obolo dipenda interamente dalla possibilità di piazzare il petrolio all'estero; nel pubblico impiego nel fatto che l'obolo pubblico finisca nelle tasche di una fetta minoritaria della popolazione, la quale ha ogni interesse a rimanere tale.
La mia idea invece è che lo stato, con l'insieme dei servizi che produce, divenga una vera e propria società mirante a piazzare i suoi servizi sul mercato. Lo Stato dovrebbe incassare quanto serve al suo mantenimento dalla vendita dei suoi servizi e altresì ricavare un utile che possa essere ridistribuito ai cittadini…

La faccia da referendum di Tsipras

La faccia di Tsipras quando ha annunciato il referendum... perfetta per Lie to me. Esprime palesemente la disperazione: gli angoli della bocca sono abbassati, le palpebre leggermente basse, lo spazio fra le sopracciglia contrito; le rughe solo nella parte centrale della fronte.
sadness
deep sadness
Il punto è che mentre esprimeva questo sentimento, con la faccia, con le parole chiedeva un atto di orgoglio, la vittoria della democrazia per il luminoso futuro della Grecia. Mi si dirà che era consapevole dei guai verso i quali dirigeva il paese... ma è proprio questo il punto: era consapevole di qualcosa di drammatico e non ne ha parlato... Perché? Perché ha mentito al suo popolo sui veri rischi verso i quali stava conducendo i greci?
Una menzogna del genere, di solito si paga...


Incontro con il sindaco Bitonci

Assisto a un incontro pubblico con Massimo Bitonci, sindaco della città in cui risiedo. Devo dire che, malgrado disprezzassi l'inettitudine del suo principale avversario alle ultime elezioni, non sono fra coloro che hanno votato Bitonci. Sentendolo parlare delle sue idee e del suo lavoro per la città, l'altro giorno, un poco mi sono ricreduto, devo dire. Bitonci sembra una persona seria e combattiva, uno che si dà da fare.
Però continuerei a non votarlo...
Quello che non condivido è il suo atteggiamento nei confronti delle minoranze straniere, in particolare nei confronti degli islamici. In breve la politica del buon leghista Bitonci è questa:
1. Moschea: no!
2. altri luoghi da adibire a culto: no!
3. incontro con delegazioni di islamici moderati: no!
4. incontro con associazioni di islamici residenti da oltre 10 o 20 anni: no!

Be' una condotta del genere da parte di Bitonci sarebbe razionale qualora credessimo in una di queste due possibilità:
1. che nel giro di pochissim…

La guerra del petrolio OPEC - shale USA

La situazione è nota: lo shale oil americano, il petrolio estratto dalle terre argillose e quello delle sabbie bituminose (in Canada) hanno invaso il mercato mondiale nel 2013-2014. Di conseguenza il prezzo del petrolio ha iniziato a scendere. Dopo una prima discesa qualcuno si aspettava che l'OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) limasse o tagliasse la produzione in modo da sostenere la caduta dei prezzi. L'OPEC, dominato dall'Arabia Saudita, decide - a sorpresa o prevedibilmente? - di mantenere la produzione ai livelli raggiunti e anzi di lasciar intendere che non ha alcuna intenzione di sostenere i prezzi.
Perché?
Perché il costo di estrazione dello shale oil è assai più elevato del prezzo di estrazione attraverso i pozzi. Pertanto se il petrolio costa poco, i produttori di shale oil non riescono a generare utili dalla loro attività e anzi - se il prezzo è davvero basso - vanno tutti in rosso, in bancarotta, in chiusura, lasciando campo libero e monopolio…

Su uno che "Non mi dissocio [perché non ero socio]"

Ho letto l'opinione di Karim Metref ma devo dire che non mi persuade.... 
http://www.internazionale.it/opinione/karim-metref/2015/01/09/io-non-mi-dissocio
Metref rimane sul filo del rasoio, ma basta una bava di vento a farlo cadere...

All'inizio sostiene il suo diritto a non dissociarsi perché la responsabilità di ogni atto è individuale: 
"Io non ho ucciso nessuno e non c'entro con questa gente". Poi però non è altrettanto individualista quando se la prende con "il sistema della NATO e dei suoi alleati".

Portando agli estremi il ragionamento: 
da una parte ci sarebbero singoli individui "impazziti" che terrorizzano il mondo (solo perché "armati da qualcuno...", secondo Metref; altrimenti, dico io, se nessuno li armasse sarebbero innocui? Non agirebbero in alcun modo? Sono le armi che generano la violenza o viceversa?), singoli che non siamo autorizzati a identificare con comunità più vaste, comunità di fatto nelle quali qualcuno potrebbe …

Il problema del pubblico impiego in Italia? la "comfort zone"

"Per “comfort zone” s’intende uno stato in cui la persona opera in condizioni 'neutrali e di non-ansietà' che la portano ad intraprendere un limitato numero di azioni e, di conseguenza, a fornire un costante livello di performance senza assumersi alcun rischio. Meno tecnicamente, una persona si ritrova all’interno della CZ quando si sente non motivato, distratto e mai messo davvero alla prova.", citato da: https://www.linkedin.com/pulse/spingere-i-talenti-fuori-dalla-loro-comfort-zone-landini

La comfort zone è il problema principale di una particolare categoria di dipendenti pubblici italiani: i professori universitari (n.b.: "professori", non "docenti"). Se qualcuno si prendesse la briga di analizzare il numero e la qualità della produzione accademica degli ordinari italiani, e di porre i dati raccolti in un grafico, noterebbe certamente che tale produzione appare sostenuta fino al momento in cui l'ordinariato è raggiunto per poi crollare imp…