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La macchina del fango del M5S fa paura

La Lega è in calo nei sondaggi (dal 36% di aprile 2018 al 30% di maggio). Un po' perché non ha portato a casa quasi nulla. Ma soprattutto perché in marzo il M5S ha cambiato il bersaglio della sua strepitosa macchina del fango: dal PD, storico avversario, alla Lega, nuovo avversario. Le elezioni regionali in Sardegna, malamente perse dai 5S, sono state la causa del cambiamento.
Renzi e il PD sono stati letteralmente fatti a pezzi dalla macchina del fango M5S: ricordate il padre della Boschi? Quello che alla fine era innocente (così decretò la corte). Con quello l'M5S fece di tutto: massacrò un intero gruppo politico agli occhi dell'opinione pubblica, con una solerzia e un'infaticabilità e un'estensione di fuoco viste di rado nel nostro paese.
Oggi il bersaglio è Siri, più ogni parola che esce dalla bocca di Salvini (prima da quella di Renzi). Mentirei se dicessi che mi dispiace per loro, ma al tempo stesso la cosa m'inquieta: oggi loro, domani chi?
Uno degli elementi più temibili di questa macchina del fango è la sua inafferrabilità, lo stare nascosta per colpire solo attraverso alcuni portavoce: uno su tutti è Di Maio, perfetto sicofante e delatore delle (presunte) altrui colpe e nefandezze morali; un altro è (era) Di Battista, chiamatosene involontariamente fuori; e avrà tempo di apprezzare l'aspetto etico dell'esserne fuori, ammesso che abbia una coscienza e che prima o poi l'interroghi. Di Maio, nel suo completino ordinato e a pennello, ben pettinato e lo sguardo innocente è l'accusatore perfetto.
Un'altra inquietudine deriva dal fatto che la macchina evidentemente c'è, ha un hardware oltreché un software, possiede un'infrastruttura diffusa oltre che un coordinamento: ricordate il caso delle telecamere in casa della deputata Sarti? Se n'è saputo più nulla? Chi le ha fatte installare e perché? Sotto quali minacce e ricatti i deputati del M5S parlano o tacciono, votano, prendono posizione?
Uno scandalo tipo watergate - un partito che ne spia un altro - in Italia non farebbe impressione a nessuno. Ma a torto, perché nello spiare l'avversario per colpirlo a morte sta una delle peggiori minacce alla democrazia.

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