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Fukushima e la Terra dei Fuochi... qualcosa in comune

Alcuni economisti e geografi amano soffermarsi sui concetti - invero assai astratti - di società rigide versus società flessibili, ovvero società a gestione centralizzata e ordinata versus società a gestione policentrica e caotica.
Esempi di società umane del prima tipo si troverebbero in Asia, e specificamente in Cina e in Giappone; esempi di società del secondo tipo sarebbero in Europa, per esempio in Italia e Francia.
Tipicamente una società rigida è molto efficiente e altamente competitiva sul breve periodo e ha il suo limite principale nell'eccessiva centralizzazione: quando il centro decide tutto e la periferia esegue senza un sussulto, una decisione sbagliata del centro ha ripercussioni incalcolabili e inevitabili sul destino dell'intero sistema. Un esempio lampante di questo è il dorato isolamento voluto dalle classi dirigenti giapponesi e cinesi durante parte del basso medioevo e tutta l'età moderna... l'isolamento provocò una stasi tecnologica che nell'ottocento mise i popoli orientali - in precedenza tecnologicamente superiori - in balia dell'Europa occidentale.
Viceversa una società flessibile, o caotica, è poco competitiva e disorganizzata sul breve periodo, ma è capace di rapidi cambiamenti ed evita di incorrere troppo a lungo in errori macroscopici. L'esempio è l'Italia rinascimentale divisa, anarcoide, faziosa ma anche inventiva e fucina del futuro europeo.

Orbene i fatti recenti in due luoghi del mondo molto distanti fra loro sembrano confermare questa tesi: mi riferisco a Fukushima (località giapponese nella quale una centrale nucleare, investita da un'onda anomala, ha fuso il nocciolo radioattivo inquinando in misura non ancora calcolabile le acque dell'Oceano Pacifico e la terra circostante) e alla cosiddetta Terra dei Fuochi in Campania (dove per decenni la malavita italiana ha interrato i rifiuti di mezza Europa).
1. Entrambe le località sono interessate da fenomeni di inquinamento della terra e dell'acqua causati dall'uomo e pressoché irreversibili.
Nel caso di Fukushima, l'inquinamento è stato prodotto per volontà centrale, dalla politica economica di uno stato che ha preso decisioni mirate; nel caso della Terra dei Fuochi, l'inquinamento è il frutto di una decisione decentrata, illegale, caotica e alternativa rispetto al potere centrale... decisione a cui il potere centrale non ha saputo/potuto opporsi.

(- inciso nazionale: vale la pena si notare che molti italiani non accetterebbero di porre la questione in questi termini perché direbbero: Fukushima è una disgrazia... ovvero quando il "Caso" intralcia l'opera di uomini di buona volontà; laddove invece la Terra dei Fuochi è un crimine, ovvero l'opera di uomini malvagi. Serve dire che tale impostazione è sommamente ingenua? Come se la Costituzione di un paese e l'ordine pubblico fossero qualcosa di più sacro di una mera convenzione... utilissima, ma pur sempre, solo, una semplificazione della realtà, con tutti i rischi e i limiti del caso)

2. Dietro le catastrofi di Fukushima e della Terra dei fuochi c'è una chiara e dichiarata motivazione economica. La centrale nucleare giapponese e il traffico di rifiuti italiano hanno arricchito singoli individui e intere comunità... di conseguenza hanno prodotto coesione sociale, benessere, ordine pubblico, contribuendo indirettamente a far prosperare molte attività non inquinanti.

(- secondo inciso nazionale: mi si dirà che in effetti senza il caso dello tsunami, l'incidente di Fukushima non ci sarebbe stato, laddove l'esistenza della Terra dei Fuochi non dipende da alcun frangente naturale. Rispondo che questa è proprio la differenza fra società rigide e flessibili. Se nel 1853 il commodoro Matthew Perry non fosse arrivato con le navi da guerra nel porto di Edo, il Giappone sarebbe ancora un arcipelago isolato dal resto del mondo? Probabilmente no, perché qualcun altro sarebbe arrivato a Edo al posto di Perry. Analogamente, se Fukushima non fosse stata investita da uno tsunami sarebbe ancora in funzione? Forse sì, ma rappresenterebbe ancora un problema irrisolto perché "invisibile" ai giapponesi, e prima o poi sarebbe andata com'è effettivamente andata. Viceversa, il problema della Terra dei fuochi è sempre stato visibile, e odorabilissimo, agli abitanti della Campania, e malgrado ciò per molto tempo nessuno vi si è opposto, si è ribellato perché in una società policentrica nessuno - nemmeno un boss della mala - riesce a imporre a tutti ed efficacemente una decisione radicale a meno che questa non rappresenti un vantaggio per molti individui all'interno della comunità. Questa è una differenza interessante... e più concreta di quella fra decisioni "legali" e "illegali")

3. Nella loro drammaticità, entrambi gli eventi di cui parlo hanno avuto dei risvolti positivi anche sul piano ambientale. Quali risvolti? Le centrali nucleari in Giappone hanno contingentato il consumo di combustibili fossili per produrre energia. Le discariche abusive in Campania hanno consentito al nord Italia e al nord Europa di liberarsi di milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi continuando a produrre in ambienti relativamente "puliti". Mi si chiederà se sto scherzando... certo che no! La concentrazione degli effetti negativi delle attività umane in un unico punto, anziché la loro diffusione su ampia scala, è una delle maggiori e più decantate efficienze della società e dell'economia contemporanee: si chiama "contenere il danno", "limitare gli effetti dannosi", e le due società tipo qui considerate l'hanno fatto egregiamente, sia pure con mezzi diversissimi. Si sono appropriate del business del "contenimento"... chi altro l'ha fatto? Quali colpe, fra le sue, sono un po' anche di altri?

4. Ma il vantaggio non finisce qui: sia Fukushima che la Terra dei Fuochi sono "esiti" ereditati dal passato, non sono "eventi" frutto di un mero presente. I rifiuti campani si sono accumulati negli anni ottanta e novanta; la centrale di Fukushima fu costruita negli anni sessanta. Nel frattempo, e proprio mentre le centrali nucleari e le discariche abusive si occupavano di "contenere il danno", si è diffusa una diversa concezione dei rifiuti solidi, il riciclo, la raccolta differenziata, il contenimento degli imballaggi; si sono diffuse l'energia fotovoltaica, la geotermia e altre tecnologie alternative al nucleare.

Una cosa che potremmo chiederci è questa: sappiamo sfruttare abbastanza bene le caratteristiche di rigidità e flessibilità che ci caratterizzano? Se nei popoli orientali il fatto di "sfruttare bene" qualcosa è insito nella natura stessa dell'essere società rigide; non altrettanto si può dire nei popoli occidentali. La mia intuizione è che la flessibilità debba essere sfruttata con la flessibilità, ovvero con la limitazione delle decisioni centralizzate a vantaggio delle iniziative singole e locali.

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