giovedì 30 giugno 2022

Difesa militare e identità di gruppo

L'espressione "civiltà occidentale" è cara agli studiosi di geopolitica (o invisa, ma pur sempre rilevante). Dovendo definire chi ne fa parte includeremmo di sicuro gli Stati Uniti (prima ancora di qualunque paese europeo) e il Canada, l'Europa occidentale, con Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia più altri paesi "minori" (anche se importantissimi culturalmente, come l'Austria, il Portogallo e la Grecia). Con diversa sfumatura rientrerebbero fra gli occidentali anche la Ceca, la Polonia, l'Ungheria e la Romania, e piccoli paesi confinanti con questi. Poi, fuori dell'Europa, sono senz'altro civiltà occidentale l'Australia e la Nuova Zelanda, anche se geograficamente remoti. Restano invece in un limbo non del tutto occidentale tutto il sudameric e il Sudafrica, dove l'acculturazione occidentale non è riuscita (pur avendo tentato) a cancellare dalla storia le civiltà indigene (come gli USA con gli indiani d'America), ma si è invece mischiata ad esse (Sudamerica) o ne è sopravanzata numericamente (Sudafrica).
L'Atlantico del nord è la zona "core" della cività occidentale: un "core" acquatico molto appropriato, sia perché la civiltà occidentale si è imposta per mare, sia perché anche l'occidente australe - Australia e Nuova Zelanda - sono una zona oceanica, più che continentale.
Ma quello che mi preme evidenziare è che la principale organizzazione intergovernativa che riunisce gli Stati protagonisti della civiltà occidentale è un'organizzazone militare, e cioè la NATO. Mi sembra significativo che le diverse anime della civiltà occidentale, peraltro in competizione fra loro quanto a industria e commercio, siano disposte a collaborare solo in ambito difensivo. Come se le armi e la guerra difensiva fossero l'unico terreno sicuro di collaborazione per l'identità culturale di gruppo. Alla fine, le armi servono sempre e soprattutto per difendere la stessa cosa: l'identità culturale di chi le impugna. Solo per difendere questa identità, gli Stati sono disposti a cedere la propria sovranità militare.  

Ovviamente ci sono delle eccezioni (1), e non è sempre stato così (2).
(1) Le eccezioni sono l'Australia e la Nuova Zelanda, che appaiono remote dalla NATO, sebbene esigue numericamente. In realtà hanno stretti legami militari con gli Stati Uniti e con diversi paesi europei (la Francia in primis, molto presente nel Pacifico), al punto che potremmo definirli due avamposti della NATO all'altro capo dell'Atlantico settentrionale.   
Un'altra eccezione è la Turchia: non fa parte della civiltà occidentale - almeno non del tutto (anche se l'impero bizantino fu impero romano) - ma fa parte della NATO. In realà è entrata nella NATO sull'onda della forte secolarizzazione imposta al paese dalle sue classi dirigenti dalla fine della prima guerra mondiale alla fine del XX secolo. Una secolarizzazione del tutto volta a occidentalizzare il paese. Oggi, per contro, il paese sembra rinnegare la secolarizzazione, e con essa l'occidente... ma si tratta perlopiù di una posa: anzi, proprio la manifesta determinazione di Erdogan a rimanere nella NATO, determinazione problematica per alcuni altri membri dell'organizzazione, rivela che l'atteggiamento antioccidentale è una posa studiata, con scopi elettorali. Erdogan deve aver capito che il rifiuto della secolarizzazione potrebbe essere realizzato solo uscendo dall'alleanza atlantica. Sì, sembra impossibile, ma la Turchia cede una parte della propria sovranità militare per difendere i valori della civiltà occidentale... Un'altra eccezione, complicatissima, sono gli USA, che in quanto capi dell'alleanza, sembrano non cederle nulla. Ma è davvero così? In realtà è sul lato dei moventi e dei casus belli che gli USA devono cedere una parte della propria sovranità ideologica. E la cedono alla civiltà occidentale. 

(2) Inoltre, non è sempre stato così, si diceva: cioè difesa militare e identità culturale occidentale corrispondono solo dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. In realtà, prima del 1945 la civiltà occidentale non esisteva se non nella teorizzazione di filosofi e politologi inglesi e tedeschi. Così, un'opera come il "Tramonto dell'occidente" di Splengler si riferirebbe alla fine di qualcosa che di fatto non era ancora sorto: in realtà la struttura militare e politica dell'occidente - qual è la NATO - nasce solo dopo la fine dell'espansione mondiale - o, altrimenti detta, la "vitalità culturale" - dell'occidente stesso. Ogni azione di espansione occidentale dopo il 1945 - di inglesi e francesi in Africa, degli statunitensi in Sudamerica, in Africa o in medio Oriente - è di fatto vissuta e descritta da chi la subisce, come dagli avversar o dai non allineati, come azione di conquista militare e non di supproto economico né di "civilizzazione", malgrado le insistenze americane sull'esportazione della democrazia e l'affermazione dei diritti umani.  
Quindi, l'esistenza della NATO certifica la fine della forza culturale propulsiva dell'occidente e ne fa un unico impero a guida nordamericana. L'uscita dalla NATO significherebbe, oggi, l'uscita dalla civiltà occidentale, cioè una rinuncia culturale e identitaria radicale.

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