martedì 3 dicembre 2013

Controcorrente: e se fosse lo stato a pagare le tasse ai cittadini?

Premetto che considero il reddito di cittadinanza un'aberrazione. L'unico argomento a suo favore è di ordine economico: porre milioni di cittadini nelle condizioni di concorrere alla macchina dei consumi. Forse tale effetto potrà aiutare il paese a uscire dalla crisi economica (io ne dubito); ma sicuramente si tratta di una scelta fondamentalmente immorale. Qui non si parla di pensioni, ovvero la giusta rendita accumulata da un lavoratore nel corso della sua vita professionale erogatagli nel momento in cui egli o ella non sia più in grado di lavorare. Non si parla nemmeno di pensioni di invalidità o di sostegno alla disabilità, altrettanti aiuti a persone che si trovano in oggettive difficoltà fisiche o mentali. No, con il reddito di cittadinanza parliamo di fare la carità (di più non sarà possibile) a milioni di persone che non sono troppo vecchie, né malate, né disabili, né infortunate e nemmeno pigre o deviate... Questa non può essere una soluzione moralmente accettabile nel XXI secolo! E' una roba da antico Egitto, da antica Roma. Assomiglia ai tributi in argento che Atene erogava ai suoi cittadini grazie alle miniere del Laurio. Assomiglia al panem et circenses.
Le scelte politiche immorali, se possono forse pagare sul breve periodo, sono sempre dannosissime sul periodo medio-lungo.
Piuttosto riduciamo del 50% la spesa pensionistica, portando tutte le pensioni di ogni ordine e grado a livello delle pensioni minime. Con quello che si risparmia si taglia la fiscalità sulle imprese consentendo loro di aprire e assumere. Piuttosto riduciamo del 10% tutti gli stipendi del settore pubblico sopra i 20.000 euro e con i risparmi facciamo quello di cui sopra.
Ciò premesso, mi piace talvolta indugiare nell'idea del mondo alla rovescia. L'idea di mondo alla rovescia è altresì detto, con espressione raffinata: "applicare un paradosso".
La nostra civiltà occidentale si trova al culmine di un frangente storico perfezionatosi nell'era contemporanea ma le cui radici affondano nel medioevo. In tale frangente storico i cittadini delegano la sovranità a un potere superiore al singolo (prima era Dio, per interposta persona, oggi è una carta sovrana e la "volontà del popolo"). L'esercizio di tale sovranità avviene con un procedimento pressoché invariato fin dall'era feudale: il cittadino paga un tributo e l'autorità eroga un servizio. Nel medioevo il servizio era la protezione (imposta) e il diritto di sfruttare la terra (tassa-concessione); il tributo avveniva tramite conferimento di beni o prestazione di servizi. Oggi i tributi sono imposte e tasse e i servizi sono sanità, scuola, strade, difesa militare ecc.
Sintetizzando oltremisura potremmo affermare che il sistema applicato consiste nello scambio di beni/servizi molto liquidi (singole prestazioni, beni alimentari o denaro) contro beni/servizi molto strutturati e poco monetizzabili (servizi generali, servizi e beni necessari in misura imprevedibili). Su questo punto le differenze fra sistemi liberali e sistemi dirigistici esistono ma non sono di ordine essenziale. Anche gli Stati Uniti e il Regno Unito erogano ai loro cittadini servizi non immediatamente monetizzabili, in momenti e per ragioni difficilmente prevedibili e quindi non quantificabili a priori. La "non-quantificabilità" è la cifra di tutti i servizi erogati dagli stati moderni; ed è al tempo stesso il tallone d'Achille di chi detiene la responsabilità politica.


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