Passa ai contenuti principali

Se lo Stato va in utile...

Tempo fa, all'inizio di questo blog, scrivevo che un giorno potrebbe essere lo Stato a versare un "obolo" ai cittadini, anziché richiederlo sotto forma di tasse. Qualcosa del genere avviene già nei paesi esportatori di petrolio; avviene anche indirettamente attraverso il pubblico impiego. I limiti di questi due sistemi sono ben visibili: nei paesi esportatori di petrolio il fatto che la disponibilità dell'obolo dipenda interamente dalla possibilità di piazzare il petrolio all'estero; nel pubblico impiego nel fatto che l'obolo pubblico finisca nelle tasche di una fetta minoritaria della popolazione, la quale ha ogni interesse a rimanere tale.
La mia idea invece è che lo stato, con l'insieme dei servizi che produce, divenga una vera e propria società mirante a piazzare i suoi servizi sul mercato. Lo Stato dovrebbe incassare quanto serve al suo mantenimento dalla vendita dei suoi servizi e altresì ricavare un utile che possa essere ridistribuito ai cittadini, a tutti, sulla base del loro reddito. Ovviamente questo stato non dovrebbe incassare tasse ma potrebbe far pagare i servizi erogati il loro vero valore.  Lo so, mi si dirà che prima era così e gli Stati contemporanei esistono proprio per fare ciò che io nego loro. Ma i tempi sono cambiati da allora, soprattutto nei paesi in cui esiste una classe media. Non si trascuri il fatto, poi, che esistono diversi modi per consentire anche a chi non possiede mezzi, di usufruire dei servizi che lo stato farebbe pagare: attraverso il debito o attraverso la stampa di denaro per coloro che ne abbisognano.
L'importante sarebbe rovesciare la partita: creare uno stato il cui governo non sia più giudicato da quanto riesce a ridurre il prelievo, ma da quanto riesce a incrementare l'obolo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Sul cosiddetto "reddito di cittadinanza"

Il cosiddetto "reddito di cittadinanza" è in realtà un molto più prosaico "sussidio", o "assegno sociale". Ma è significativo che i suoi fautori lo chiamino proprio così: "reddito di cittadinanza".

Il "reddito", in primo luogo, è "l'utile che deriva dall'esercizio di un mestiere", scrive la Treccani. Solo secondariamente la parola "reddito" è associabile a una "rendita", come può essere una pensione, la quale va a formare in effetti il "reddito" annuale di un pensionato.
Nel campo semantico del "reddito", come pure nella "rendita", sono impliciti il "ritornare" e il "rendere", termini che implicano necessariamente lo scambio, ben evidenziato dal prefisso "ri-/re-". "Rendere" non è solo "dare", è dare poiché si è avuto o anche, per il recipiente, avere per aver in precedenza dato. In quest'ultimo senso una pensione è…

Un gioco troppo facile

Non si è riflettuto abbastanza, a mio parere, sulle conseguenze economiche della completa digitalizzazione della pubblica amministrazione. Soprattutto nei paesi, come l'Italia, che interpretano la digitalizzazione soprattutto come un sistema di controllo sui comportamenti illegali/da correggere.

Già ora viviamo in una sorta di sistema "implicativo" o "allegante": per tutta una serie di beni, ogni volta che li acquistiamo acquistiamo in realtà il primo anello di una "catena". Crediamo di acquistare solo il bene economico in se, in realtà compriamo tutta una filiera. E non si tratta della filiera che ha prodotto il bene in questione, ma di una filiera "futura";
per esempio compriamo un'auto e ci accolliamo la catena di bolli, revisioni, assicurazioni, service, manutenzioni etc.
compriamo una casa e ci accolliamo, tasse, bollette etc.
compriamo una televisione e ci accolliamo gli abbonamenti pubblici e privati
compriamo una caldaia e ci acc…

Corrotti e corruttori del popolo

L'ascesa al potere del movimento cinque stelle (M5S) avvenne in larga misura sull'onda della denuncia del fenomeno corruttivo nella cosa pubblica, conclamato e virulento in alcuni settori dello stato, endemico in altri, ma comunque onnipresente. Il M5S intese corruzione morale prima ancora che materiale e fu proprio questo a portare voti. Corruzione morale perché nel mirino dei sedicenti moralizzatori c'erano non solo i casi di corruzione vera e propria (tangenti, conflitti di interesse palesi, truffe allo Stato, ecc.), ma la condotta stessa dei rappresentanti politici e dei loro accoliti di potere, descritti dal movimento come privilegiati senza merito, fannulloni strapagati, raccomandati cronici e poltronisti.
L'insieme della corruzione morale e materiale - sostennero giustamente gli ideologi del movimento - avviene a spese del popolo pagante e arrabbiato. E pazienza se, in epoche di vacche grasse e benessere diffuso, i corrotti prosperavano. Ma ora che le vacche son…