mercoledì 29 gennaio 2014

Con troppe cerimonie

Forse questo blog potrebbe occuparsi solo dei rapporti fra letteratura e politica.

Uno dei libri fantasy più pallosi che mi sia capitato di leggere è Tito di Gormenghast (Titus Groan), in cui autore - Mervyn Peake - si profonde ogni due paragrafi in elaborate e interminabili descrizioni di giochi di luce sulle più svariate superfici. Potrebbe forse piacere a un esperto di rendering con la passione per gli aspetti metafisici del suo lavoro.
Ho commesso la doppia insensatezza di leggerlo e di farlo in traduzione italiana, laddove invece leggendolo in inglese avrei almeno arricchito il mio lessico e colto le sfumature linguistiche originali.

Ad ogni modo, malgrado le palle enfiantesi, ho letto tutto Tito di Gormenghast (il primo della trilogia, gli altri due mi rifiuto... per ora) perché si tratta, in seconda o terza istanza, anche di un romanzo "politico". Descrive un regno decaduto, decrepito e fatiscente, polveroso, marcio, crollante su se stesso, sprofondante in rovina. Poiché siffatti aggettivi ed espressioni si adattano sommariamente bene alla nostra civiltà occidentale e sommamente bene alla specifica realtà italiana, mi sono detto che Tito era un romanzo potenzialmente sorprendente (...almeno per me).
E in effetti l'aspettativa non è andata del tutto tradita. Cito un passaggio esemplare:
[continua... trovo la citazione da riportare]

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